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Oggi il rilascio di Andrea e Senad. Sentenza storica: ‘chi è nato in Italia non può essere rinchiuso in un Cie’

Innovativa decisione del giudice di pace di Modena: nel caso dei fratelli Andrea e Senad ha sentenziato che “chi nasce in Italia, anche se da genitori stranieri, non può essere trattenuto nei Centri di identificazione ed espulsione”. Il commento di Cécile Kyenge Kashetu, coordinatrice nazionale della rete “Primo marzo”.

Andrea e Senad saranno liberi fra poche ore. Non possono essere trattenuti nel Cie di Modena, anzi non avrebbero mai dovuto entrarvi. Il giudice di pace, infatti, questa mattina, con la sua sentenza, ha ribadito un principio che potrà fare scuola anche in molti casi analoghi: “Chi nasce in Italia, anche se da genitori stranieri, non può essere trattenuto nei Centri di identificazione e espulsione così come chi è senza patria”. In pratica il magistrato ha dato ragione in pieno al Comitato che, in queste settimane, si era battuto per la liberazione di Andrea e Senad, i due fratelli nati in Italia da genitori di origine bosniaca, vissuti e cresciuti nel modenese, che nel momento in cui i genitori hanno perso il lavoro e quindi il permesso di soggiorno si sono trovati, improvvisamente, rinchiusi al Cie con la prospettiva di essere espulsi senza, però, un paese che potesse effettivamente riceverli, visto che la Bosnia non li ha mai riconosciuti. E’ la prima volta in Italia che questo principio viene affermato da un magistrato con tale chiarezza. D’altra parte questa è sempre stata la tesi sostenuta dal Comitato, tra i cui membri si conta anche il Forum dell’immigrazione del Pd. “Bisogna chiarire esattamente – concorda Cécile Kyenge Kashetu, consigliera provinciale del Pd e responsabile nazionale della rete Primo marzo – quale sia la funzione dei Centri di identificazione ed espulsione. Il rischio reale è che possano diventare luoghi di discriminazione. Ora che la vicenda di Andrea e Senad si avvia a soluzione, speriamo che si aprano spiragli anche per i tanti altri casi simili. Quello che davvero occorre cambiare, e in maniera celere, – conclude Cécile Kyenge Kashetu – è questa legge sull’immigrazione. La Bossi-Fini ha già fatto fin troppi danni e innescato troppe storture. In contemporanea, occorre che si trovi un percorso privilegiato per far procedere i due progetti di legge di iniziativa popolare che hanno raccolto, anche nella nostra provincia, migliaia di firme: quelli per la modifica della cittadinanza italiana con l’introduzione dello ius soli per i bambini, figli di genitori stranieri, nati in Italia e quella che apre al diritto di voto alle amministrative anche per gli immigrati residenti in maniera regolare in Italia da almeno cinque anni”. La sentenza sul caso di Andrea e Senad va ad aggiungersi ad altre di questo tenore: ricordiamo che è stato ritenuto illegittimo anche il provvedimento di espulsione di Frank Agyei, l’operaio ghanese, in Italia da 14 anni che, pur avendo un lavoro regolare, era stato bollato come clandestino e accompagnato inopinatamente nel suo paese d’origine.