
Il futuro segnato della struttura di via Del Mercato lascia intravedere prospettive alquanto fosche per tanti che per necessità o lavoro hanno nel MOI un punto di riferimento. Molti operatori commerciali saranno costretti a rivolgersi altrove, con un aggravio dei costi di gestione dell’attività, se non nella peggiore delle ipotesi, a cessare addirittura l’attività medesima. Senza contare poi il venir meno di: una parte significativa della produzione agricola locale, in particolare dei piccoli produttori indipendenti che trovano nel mercato uno sbocco ‘naturale’ ove collocare i loro prodotti; e “Dell’importante funzione sociale svolta dal MOI in questi anni – aggiunge Daniele Mariani, Presidente di FIESA-Confesercenti Modena – ovvero quella di calmierazione dei prezzi che trova, nella possibilità concessa di vendita al minuto in particolare alle fasce di popolazione con basso reddito il suo momento culminante. Sono centinaia le famiglie e migliaia i consumatori che beneficiano di questa opportunità. Dato significativo in una fase di difficoltà economica come quella attuale”.
“Di fronte a questo prospetto – asserisce Mariani – non riusciamo a comprendere le ragioni che prevedono per la zona la chiusura della struttura, nuovi interventi di tipo edilizio-abitativo e il trasferimento nell’attuale sede del Mercato Ortofrutticolo di un supermercato oltretutto già presente, ma con superficie di vendita allargata. Favori alle catene della grande distribuzione, oltretutto in un periodo di consumi ridotti ci pare ne siano già stati concessi a sufficienza. Sarebbe auspicabile pertanto da parte dell’Amministrazione comunale, un passo indietro sul MOI, data la sua importanza per la città e non solo. O quanto meno l’individuazione di alternative concrete in cui trasferirlo; privarsi di un servizio simile, ancora efficiente in termini di qualità, professionalità e risparmio significa creare enormi problemi di approvvigionamento alle piccole e medie imprese del commercio alimentare, compresi gli ambulanti, nonché a bar e ristoranti che si riforniscono abitualmente al MOI. Ma che soprattutto metterebbe a rischio la sopravvivenza futura di molte imprese specializzate, ancora oggi una ricchezza non solo economica, per il tessuto locale”, conclude Mariani.

