“La qualità dei servizi del Charitas, azienda di servizi alla persona che si occupa di disabili gravi, è sicuramente migliorabile, ma risulta adeguata, in base ai ripetuti controlli a sorpresa effettuati dai tecnici del Comune di Modena e dell’azienda Usl”. Lo ha precisato in Consiglio comunale l’assessore alle Politiche sociali Francesca Maletti, rispondendo all’interpellanza presentata da Adolfo Morandi (Pdl), dal titolo “Cosa succede al Charitas?”.

Il consigliere ha presentato la propria istanza spiegando che “il Charitas è un’azienda di servizi alla persona (Asp), con una capacità ricettiva di 73 posti residenziali e 16 di centro diurno. Si avvale di oltre 100 operatori. Dal punto di vista societario è un’azienda partecipata dal Comune di Modena e all’Arcidiocesi di Modena e Nonantola (che controllano ciascuna il 42,86% delle quote) e dalla Provincia di Modena per il 14,28%.”. Morandi ha riportato in Consiglio le segnalazioni di alcuni genitori: “Ci sarebbero gravi criticità per i ricoverati, in particolare per l’uso del metodo della contenzione, e perplessità sui trattamenti terapeutici imposti. I genitori – ha proseguito il consigliere – denunciano la mancanza di dialogo tra famigliari e dirigenza del Charitas, chiedono l’apertura di un tavolo di confronto, sollecitano il miglioramento delle cure e del servizio e, pur riconoscendo l’eccellente lavoro svolto dagli operatori, lamentano la carenza di personale e di logopedisti. Visto che i costi sono elevati, intorno ai 6mila euro al mese per ospite – ha concluso – vorremmo sapere se le difficoltà lamentate dai genitori sono vere”.

L’assessore Maletti ha chiarito che “il Comune ha un triplice ruolo: è socio del Charitas, è committente dei suoi servizi, trattandosi di una struttura accreditata, ed è anche l’ente che deve svolgere una funzione di controllo, in base alla normativa vigente. Le preoccupazioni riportate non trovano fondamento: i parametri di rapporto personale-ospiti sono rispettati e le misure di contenzione sono attivate nel rispetto di protocolli e prescrizioni mediche. Per gli ospiti ci sono progetti individualizzati e molto costosi, con una retta media di circa 200 euro al giorno. Sia nel 2010 che nel 2011 – ha proseguito Maletti – sono stati effettuati due controlli l’anno, nel corso dei quali non sono state riscontrate particolari carenze, ma individuati unicamente aspetti da migliorare e piccole criticità organizzative e strutturali per le quali sono state suggerite le opportune soluzioni. Analogo risultato per la visita di controllo straordinaria alla struttura, svolta lunedì 27 febbraio. L’utilizzo di strumenti per evitare scivolamenti e posture scorrette degli ospiti e, per alcune persone, di particolari accorgimenti volti ad evitare atti di autolesionismo, come l’utilizzo di manopole cucite alle maniche sono stati oggetto di denuncia da parte di alcuni genitori. Il ricorso a mezzi di contenzione è registrato in apposite schede personali, a firma del medico, dell’infermiere e dell’addetto all’assistenza, che vengono aggiornate e riviste periodicamente almeno ogni 3 mesi e che definiscono l’intervallo di tempo per il controllo dell’ospite a cui vengono applicate, che varia da un minimo di 30 minuti a un massimo di 2 ore. In seguito all’utilizzo di questi mezzi di contenzione non si registrano casi di infortuni o incidenti a carico dell’utenza o degli operatori”.

Rispetto al progetto educativo individualizzato, l’assessore ha aggiunto che “è adottato da tempo, ma da quest’anno il contratto di servizio sottoscritto da Comune di Modena, Azienda Usl e Asp Caritas prevede che venga sottoscritto anche dai genitori. Inoltre sono state individuate quattro assistenti sociali che seguono gli ospiti residenti nel Comune di Modena, mentre le persone provenienti da altri territori vengono seguite dai rispettivi servizi”. Per quanto riguarda la mancanza di dialogo tra i genitori e la struttura, Francesca Maletti ha ricordato che “ovviamente i margini di miglioramento ci sono, ma sono stati effettuati diversi incontri generali con genitori, tutor, amministratori di sostegno, focus group e incontri individuali. Per il centro diurno tutti i famigliari hanno avuto almeno un incontro con l’assistente sociale di riferimento. Per favorire il confronto ci sono le assemblee convocate dal Comune e dal distretto socio-sanitario alle quali partecipano i genitori e il presidente del Consiglio di amministrazione dell’Asp Charitas. Le ultime si sono svolte il 15 maggio e 19 giugno 2010, il 5 febbraio 2011 e il 24 marzo 2012”.

L’assessore ha anche chiarito che “l’ultimo bilancio approvato, quello 2010, è in pareggio, nonostante un aumento dei costi del personale e delle imposte, in particolare l’Irap, che è all’8,5%. É una situazione che riguarda tutte le Aziende di servizi alla persona in Emilia-Romagna. I costi di personale per i servizi con anziani e disabili contano per circa l’85% del totale e la normativa in vigore, sulla quale è in corso un monitoraggio regionale, rende le Asp meno competitive rispetto ad altre forme gestionali”.

IL DIBATTITO IN CONSIGLIO DOPO L’INTERPELLANZA

Per Morandi (Pdl), primo firmatario dell’interrogazione sulla situazione dell’azienda di servizi alla persona, “le lagnanze dei genitori meritano di essere ascoltate”

L’interpellanza consiliare sull’azienda di servizi alla persona Charitas, che si occupa di disabili gravi, ha suscitato un ricco dibattito in aula. Alle richieste del consigliere Pdl Adolfo Morandi, che si è fatto portavoce dei genitori di alcuni pazienti ricoverati, l’assessore alle Politiche sociali Francesca Maletti ha risposto definendo la situazione “certamente migliorabile, ma adeguata, in base a controlli precisi e non solo formali”.

Nel dibattito, per il Partito Democratico è intervenuto Francesco Rocco: “Ci sono genitori, fratelli e tutori che non condividono le denunce. È stata data – ha detto il consigliere leggendo il testo di una lettera firmata da alcuni familiari – un’immagine non veritiera della quotidianità dei nostri ragazzi: la struttura è all’avanguardia e gli operatori sono preparati, motivati e affettuosi”. Secondo Michele Andreana, “il grido di dolore delle famiglie non va trascurato anche se i protocolli dicono che siamo a norma. La struttura dovrebbe mostrare più disponibilità. Credo che dobbiamo essere orgogliosi dei nostri servizi sociali, ma se c’è bisogno di migliorare non possiamo chiudere gli occhi”. Federico Ricci di Sinistra per Modena ha evidenziato la “componente vocazionale” di chi svolge questo tipo di professioni: “Operatori motivati sono una garanzia della qualità del lavoro e del servizio. Bisognerebbe che il controllo sui valori personali e professionali di chi opera in questo campo tenesse conto delle attitudini e non solo del comportamento”.

Per l’opposizione, Vittorio Ballestrazzi (Modenacinquestelle.it) ha auspicato che il Consiglio comunale “possa essere informato in modo più costante e completo sul funzionamento di questo istituto a partecipazione pubblica”. Davide Torrini (Udc) ha ricordato che “in servizi come questi, gli ospiti non sono in grado di lamentarsi della qualità, perché sono casi gravissimi. I genitori hanno paura ad alzare la voce perché temono che i propri figli siano mandati via dalle strutture. Sono i gestori – ha detto – a dover dimostrare che tutto funziona, perché è sulla difesa di queste persone che si misura il nostro grado di civiltà”. Sergio Celloni (Mpa) ha espresso la propria fiducia nell’operato dell’assessore: “È chiaro – ha detto che i genitori chiedono sempre di più, ma qui ci sono situazioni anche difficilmente governabili. Non credo ci siano gravi criticità”.

Per il Pdl, Sandro Bellei ha chiesto “controlli a campione, fatti senza avvertire nessuno. È difficile valutare caso per caso – ha aggiunto – perché ci sono genitori per i quali è già un sollievo avere questo servizio, altri che sono insoddisfatti per ragioni anche minime”. Adolfo Morandi, riprendendo la parola, ha replicato: “Ci sono lagnanze di una parte dei genitori che hanno il diritto di essere ascoltate e valutate. Ascoltando l’assessore sembra che vada tutto bene. Invece ci è stato detto che la vasca per l’idroterapia è ferma da mesi e che il rapporto tra operatori e pazienti è di uno a quattro anziché uno a due. I genitori vogliono far sentire la propria voce”.

L’assessore Maletti ha infine ripreso alcune delle sollecitazioni emerse dal dibattito: “In assessorato – ha detto – sono arrivate tante lettere di genitori, che ringraziano per l’attività svolta. Tra le diverse opinioni dei genitori non siamo noi a dovere fare da arbitri. Ci sono tante situazioni di sofferenza da rispettare”. Maletti ha ribadito che “i controlli non sono solo formali. Svolgiamo il nostro ruolo con figure professionali diverse: sindaco e assessore partecipano all’assemblea soci, i tecnici del comune e dell’Azienda Usl fanno controlli, sempre senza avvisare. Il controllo verte su tutto: cartellini, operatori, eventuale uso di forme di contenzione, manutenzione e gestione della struttura. Da due anni l’Asp Charitas è sotto la lente di ingrandimento. Stiamo cercando, anche grazie alle segnalazioni, di avviare azioni di miglioramento. Non dico che vada tutto bene, ma meglio di due anni fa”. Francesca Maletti ha aggiunto che “né nel 2011 né nel 2012 ci sono stati tagli nel bilancio comunale sui servizi per le persone disabili”. Ha ricordato che “in tutti i servizi rivolti a persone in difficoltà, sia gestiti direttamente sia esternalizzati, la componente vocazionale è importante. Abbiamo lavorato per limitare il turnover, ma per sostituzioni e ferie ci sono molti interinali e a volte la qualità cala. Per quanto riguarda la vasca per idroterapia, mi attiverò per ulteriori controlli, ma il rapporto tra personale e ospiti, cartellini alla mano, è corretto”. Infine, l’assessore ha concluso il dibattito affermando: “I margini di miglioramento esistono, ma rispetto al trattamento degli ospiti siamo tranquilli. Continuiamo a lavorare nella massima trasparenza e con grande rispetto della sofferenza individuale”.

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