Sono passati venti anni dal 19 luglio 1992 in cui esplose in via d’Amelio a Palermo una Fiat 126 carica di 100Kg di esplosivo uccidendo il giudice Paolo Borsellino e gli agenti della sua scorta: Emanuela Loi, Agostino Catalano, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina e Claudio Traina. Fu un terribile colpo al cuore giunto allo Stato dopo l’altra orribile strage che uccise il giudice Giovanni Falcone, Francesca Morvillo e gli uomini della sua scorta Rocco Dicillo, Antonio Montinaro e Vito Schifani. Oggi a venti anni dalla strage permangono interrogativi agghiaccianti: Perché? Chi? Domande tutt’ora senza risposta, con indagini ancora in corso e su cui, in tutto questo tempo, si sono sentiti continui annunci e smentite, dichiarazioni e rettifiche tali da permetterci di poter rivendicare ancora una volta giustizia!
Quest’anno ho voluto trascorrere le mie vacanze a Palermo. Da molti anni desideravo visitare i luoghi delle stragi e molte volte mi sono immaginato cosa avrei visto una volta arrivato lì. Certo, ci sono le fotografie dei luoghi specifici, viste molte volte.. ma quello che manca è il contesto. Via d’Amelio è irriconoscibile dall’esterno. Quando ci sono arrivato non vi era nessun particolare segno, nessuna indicazione del luogo della strage. Credevo di aver sbagliato strada finché non ho visto l’albero commemorativo ed un ragazzo su una vespa rossa fermo a contemplare la lapide. Non appena mi sono avvicinato è rimontato in sella ed accelerato rapidamente verso l’uscita del viale. La mattonella dipinta poggiata ai piedi dell’albero recante la scritta: “tu che vieni qui a contemplare ricorda che: non tutti i siciliani sono mafiosi, non tutti i mafiosi sono siciliani” ora è spaccata in tre pezzi. In tutte le fotografie in internet appare illesa come quando fu posata. Stavo ancora riflettendo su questo mentre mi allontanavo e vedevo una coppia di giovani avvicinarsi all’albero sostituendomi in una sorta di costante pellegrinaggio.
Non dobbiamo commemorare la morte. Ma ricordare la vita di questi eroi. Paolo non aveva nessuna voglia di diventare un eroe. Amava ripetere che svolgeva semplicemente il suo dovere. Ad ogni costo. Ciascuno di noi, deve svolgere al meglio che può, onestamente, il suo dovere.
Nessun uomo può ergersi al di sopra dello Stato e della Legge.
(Alessandro Borghetti, Coordinatore Provinciale IDV Modena)
Vorrei chiudere con queste sue parole:
“L’equivoco su cui spesso si gioca è questo: si dice quel politico era vicino ad un mafioso, quel politico è stato accusato di avere interessi convergenti con le organizzazioni mafiose, però la magistratura non lo ha condannato, quindi quel politico è un uomo onesto. E NO! questo discorso non va, perché la magistratura può fare soltanto un accertamento di carattere giudiziale, può dire: beh! Ci sono sospetti, ci sono sospetti anche gravi, ma io non ho la certezza giuridica, giudiziaria che mi consente di dire quest’uomo è mafioso. Però, siccome dalle indagini sono emersi tanti fatti del genere, altri organi, altri poteri, cioè i politici, le organizzazioni disciplinari delle varie amministrazioni, i consigli comunali o quello che sia, dovevano trarre le dovute conseguenze da certe vicinanze tra politici e mafiosi che non costituivano reato ma rendevano comunque il politico inaffidabile nella gestione della cosa pubblica. Questi giudizi non sono stati tratti perché ci si è nascosti dietro lo schermo della sentenza: questo tizio non è mai stato condannato, quindi è un uomo onesto. Ma dimmi un poco, ma tu non ne conosci di gente che è disonesta, che non è stata mai condannata perché non ci sono le prove per condannarla, però c’è il grosso sospetto che dovrebbe, quantomeno, indurre soprattutto i partiti politici a fare grossa pulizia, non soltanto essere onesti, ma apparire onesti, facendo pulizia al loro interno di tutti coloro che sono raggiunti comunque da episodi o da fatti inquietanti, anche se non costituenti reati.”
– Paolo Borsellino – a Bassano del Grappa il 26/01/1989

