
Il convegno sarà preceduto, il 9 settembre alle ore 18, presso la Cappella Farnese a Palazzo d’Accursio, da un incontro con Miguel Benasayag, psicoanalista e filosofo argentino da molti anni a Parigi. Interessato da sempre alla condizione giovanile contemporanea, Benasayag propone una riflessione su società e sistema educativo-familiare, chiedendosi come possano maturare gli adulti di domani in un’epoca che vede nel futuro un tempo buio.
Il progetto, finanziato della Regione Emilia-Romagna e svolto in collaborazione con i Dipartimenti di Psicologia e Scienze dell’Educazione dell’Università di Bologna, ha coinvolto circa un migliaio di adolescenti della provincia di Bologna, dapprima in una indagine conoscitiva e, successivamente, in azioni di promozione della salute e di formazione.
Giovani e sessualità, qualche dato
Il dato di partenza del progetto è il maggior numero di interruzioni volontarie di gravidanza delle adolescenti straniere rispetto alle italiane, pari al 30% del totale, per un segmento della popolazione di riferimento pari al 12%. I risultati raccolti evidenziano disparità di comportamento e di informazione tra giovani italiani e stranieri nella fascia di età 14-20 anni. Se il 55,8% degli intervistati italiani si definisce sessualmente attivo, le percentuali scendono per i ragazzi di origine straniera, con il 48,7% delle seconde generazioni e il 49% degli immigrati. Il 41% dei giovani di seconda generazione ha la prima esperienza sessuale prima di aver compiuto 14 anni, contro il 31% dei migrati e il 28% degli italiani.
Un dato che accomuna tutte le tre fasce di giovani, invece, riguarda gli interlocutori privilegiati sugli argomenti legati alla sessualità. Il 47,6% degli intervistati indica gli amici, seguiti dai ragazzi più grandi al 27,6% e dai coetanei in generale al 22,4%. Se molti adolescenti italiani ritengono il nucleo familiare un luogo in cui chiedere informazioni, la maggior parte dei ragazzi stranieri trova difficile parlare di sessualità in famiglia e vorrebbe ricevere informazioni certe su internet. Gli argomenti di maggior interesse sono le malattie sessualmente trasmissibili (50%), l’amore e gli affetti (30%), i contraccettivi, la gravidanza e l’aborto (28%). Tra i luoghi fisici in cui si vorrebbero ricevere informazioni, la scuola, i servizi sanitari, i centri sociali e le discoteche.
La peer education
I dati ricavati dalla prima fase del progetto hanno evidenziato l’opportunità di utilizzare strumenti di educazione tra pari (peer-to-peer), che facilitano e incentivano la comunicazione tra coetanei per informare e promuovere comportamenti e stili di vita sani. In questa direzione è stato sperimentato, all’interno dello stesso progetto, un intervento di prevenzione attraverso un corso di formazione professionale Oficina, dove è elevata la presenza di adolescenti stranieri. Nel corso degli ultimi due anni scolastici è stato formato, in stretta collaborazione con tutor e docenti, un gruppo di peer educator e sono stati realizzati diversi strumenti multimediali, tra i quali un video informativo, una cartolina per la prevenzione e un flash mob in occasione della Giò art, festa delle scuole secondarie di Bologna.
Prima di questo intervento formativo solo il 44, 9% degli studenti conosceva i servizi ai quali rivolgersi per approfondire i temi della sessualità, una percentuale che è salita al 72% al termine dell’esperienza. Così come la conoscenza dei contraccettivi, valutata su una scala da 0 a 3, è salita da 1,75 a 2,02.

