Un insediamento abitativo risalente all’età del rame (circa 3500 a.C.) è stato rinvenuto in una cava del Polo estrattivo provinciale n. 8 a San Cesario lungo il Fiume Panaro. Lo si apprende da una Relazione di servizio (prot. N.12382 del 10.09.2012) della Polizia Municipale giunta in cava per un controllo a seguito della richiesta del nostro Gruppo Consiliare. L’area della cava in questione (cava “Ex Marchi”) così come gran parte delle cave del Polo Estrattivo n. 8 rientra in un’area vincolata dal PTCP quale “area di accertata e rilevante consistenza archeologica”. Si tratta cioè di (vedi Art. 41A, comma 2, lettera b1 delle Norme Tecniche Attuative del PTCP) “un’area interessata da notevole presenza di materiali, già rinvenuti ovvero non ancora toccati da regolari campagne di scavo, ma motivatamente ritenuti presenti, la quale si può configurare come luogo di importante documentazione storica”. Ciò nonostante, nel Polo 8, negli ultimi sei anni, sono state aperte cave su cave (ne abbiamo contate 13!) ed è tutto in regola, tutto regolarmente autorizzato. La sorveglianza è affidata a funzionari della Soprintendenza (per lo più volontari) e ad una Ditta di archeologici scelti dagli stessi cavatori che, in caso di rinvenimenti importanti, sono tenuti ad inviare uno specifico rapporto alla Soprintendenza.

Nel prossimo Consiglio presenteremo un’interrogazione per conoscere quali reperti archeologici sono stati rinvenuti presso le altre cave del Polo 8, le modalità e la tempistica con cui avvengono i controlli da parte della Soprintendenza. Vorremmo comprendere le ragioni che hanno portato a pianificare attività estrattive in una delle aree più tutelate e fragili della Provincia. L’area del Polo estrattivo n. 8 infatti, non è solo di accertata rilevanza archeologica, ma è anche vincolata dal PTCP e dal Piano Regionale di tutela delle Acque (PTA) per l’elevata vulnerabilità all’inquinamento delle acque di falda che alimentano gli acquedotti del nostro Comune, di Modena, di Castelnuovo e Castelvetro.

Gli stessi Amministratori, prima tutelano (sulla carta) poi lasciano stravolgere una terra che porta in sé la nostra acqua e la nostra Storia. La normativa di tutela esiste, ma non riesce ad impedire il degrado. Cos’è allora, una foglia di fico?

Si è scavato talmente tanto che San Cesario dovrebbe essere il “Kuwait” della ghiaia. E invece, l’Amministrazione stenta a trovare i soldi per ampliare la scuola finendo così per aumentare le tasse (es. addizionale IRPEF). Importa a qualcuno?

Quando si insediano i nostri Amministratori prestano giuramento sulla Costituzione, che, all’articolo 9, fa così: “la Repubblica tutela il paesaggio e il patrimonio storico ed artistico della nazione”. Avranno capito cosa significa?

(Il Capogruppo – Sabina Piccinini)