Cooperazione sociale in rivolta anche a Modena contro l’aumento dell’Iva (dal 4 al 10 per cento) sui servizi socio-sanitari svolti dalle cooperative sociali. Un vero e proprio salasso, stimabile nella nostra provincia in almeno sette milioni di euro e in Emilia-Romagna in 70 milioni, cui se ne aggiungeranno altri 12 quando, a luglio 2013, entrerà in vigore l’aliquota all’11 per cento. «È questo il conto salatissimo che pagheranno gli enti locali e le famiglie se verrà approvato il disegno di legge di Stabilità 2013 proposto dal governo Monti», afferma Gaetano De Vinco, presidente di Confcooperative Modena e di Federsolidarietà Emilia-Romagna, l’organismo che rappresenta le cooperative sociali aderenti a Confcooperative. Il provvedimento del governo è bocciato senza appello dalla cooperazione sociale, la quale sottolinea come il bilancio generale della manovra risulti ancor più pesante in quanto l’aumento dei costi legato all’incremento dell’Iva non riguarda soltanto i servizi per anziani e disabili non autosufficienti, ma anche tutte le prestazioni educative e di assistenza ai bambini svolte nelle comunità, nei nidi e scuole per l’infanzia, nei doposcuola, centri culturali e ricreativi per minori e adolescenti, a domicilio e nelle scuole, dove gli operatori delle cooperative sociali sono impegnati nelle funzioni di sostegno. Costi più alti pure per i servizi di accoglienza agli stranieri e per i servizi assistenziali rivolti alle persone con sofferenze psichiatriche e con dipendenze. «C’è qualcosa di poco comprensibile nell’agire del governo, che su certi temi pare proprio non azzeccarci, neppure con il buon senso – continua De Vinco – Forse troppa fredda ragioneria, alle prese con “i conti”, finisce per far dimenticare che ogni scelta riguarda anche le persone. Se poi queste ultime appartengono alle fasce più deboli della popolazione, l’attenzione dovrebbe essere raddoppiata». Complessivamente a livello nazionale l’aumento dell’Iva si tradurrebbe in un aggravio di oltre 500 milioni di euro, ripartiti per il 70 per cento sulla pubblica amministrazione e per il restante 30 per cento sulle famiglie utenti finali dei servizi. «Si tratta di un peso insopportabile in qualunque momento, ma in particolare oggi di fronte alla drastica e progressiva contrazione delle risorse pubbliche e private, che rischia di provocare, nel 2013, il taglio del 20 per cento dei servizi. L’approvazione di questo provvedimento – prosegue il presidente di Confcooperative Modena – costituirebbe quindi un vero e proprio colpo di grazia per il welfare territoriale e dei servizi che in questi anni ha visto azzerarsi anche l’apposito fondo nazionale. Anziché tradursi in maggiori entrate fiscali, questa misura comporterà maggiori spese per le Ausl e i Comuni, una riduzione drastica dei servizi che colpirà gravemente da un lato le categorie più fragili e indifese (disabili, malati terminali, anziani e minori in situazioni di emarginazione sociale e disadattamento) e dall’altro tutte le famiglie che vedranno ridursi i servizi o aumentare i costi». Per questo la cooperazione sociale auspica che il disegno di legge proposto dal governo Monti venga modificato; a tale proposito rivolge un pressante appello anche al presidente della Conferenza Stato-Regioni, Vasco Errani, e al presidente dell’Anci, il sindaco di Reggio Emilia, Graziano Del Rio, affinché possano contribuire a bloccare lo smantellamento del welfare con le gravi ripercussioni che questo avrebbe sulle tante persone e famiglie che versano nel bisogno di assistenza e cura.

