L’Italia viola i diritti dei detenuti tenendoli in celle di meno di 3 metri quadrati. La Corte europea dei diritti umani di Strasburgo ha condannato l’Italia per trattamento inumano e degradante di 7 carcerati detenuti nel carcere di Busto Arsizio e in quello di Piacenza. La Corte ha inoltre condannato l’Italia a pagare ai 7 detenuti un ammontare totale di 100 mila euro per danni morali. Nella sentenza la Corte invita l’Italia a porre rimedio immediatamente al sovraffollamento carcerario.

“Prendiamo atto che la Corte europea dei diritti umani ha inviato l’Italia a risolvere il problema strutturale del sovraffollamento delle carceri, incompatibile con la Convenzione Ue. Ma non sono degradanti le carceri di Busto Arsizio e Piacenza, dove anzi il Personale di Polizia Penitenziaria svolge ogni giorno un importante servizio di professionalità ed umanità: è l’intero sistema penitenziario al collasso, anche per le incapacità politiche ed istituzionali a risolvere il grave problema del sovraffollamento. Anche per questo il primo Sindacato della Polizia Penitenziaria, il SAPPE, manifesterà a Roma il prossimo 23 gennaio davanti alla sede del DAP”.

Lo dichiara Donato Capece, segretario generale del Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria SAPPE, la prima e più rappresentativa organizzazione di Categoria.

“L’emergenza carceri è sotto gli occhi di tutti e servono strategie di intervento concrete, rispetto alle quali il primo Sindacato della Polizia Penitenziaria, il SAPPE, intende fornire il proprio costruttivo contributo. Non avere dato seguito al Ddl sulle pene alternative in carcere indica quale diffuso disinteresse hanno le criticità penitenziarie in Parlamento. Non crediamo che l’amnistia, da sola, possa essere il provvedimento in grado di porre soluzione alle criticità del settore. Quel che serve sono vere riforme strutturali sull’esecuzione della pena: riforme che non vennero fatte con l’indulto del 2006, che si rileverò un provvedimento tampone inefficace. Il sovraffollamento degli istituti di pena è una realtà che umilia l’Italia rispetto al resto dell’Europa e costringe i poliziotti penitenziari a gravose condizioni di lavoro: lo conferma una volta di più la sentenza della Corte europea dei diritti umani. I poliziotti e le poliziotte penitenziarie nel biennio 2011 e 2012 sono intervenuti tempestivamente in carcere salvando la vita ad oltre duemila detenuti che hanno tentato di suicidarsi ed impedendo che oltre 10mila atti di autolesionismo posti in essere da altrettanti ristretti potessero degenerare ed ulteriori avere gravi conseguenze. Hanno fronteggiato oltre 1.500 episodi di aggressione e circa 8.000 colluttazioni. Ad avviso del Sindacato più rappresentativo della Polizia Penitenziaria, il SAPPE, si deve potenziare maggiormente il ricorso alle misure alternative alla detenzione, espellere i detenuti stranieri e favorire nuovi circuiti penitenziari, che ad esempio permettano ai tantissimi tossicodipendenti oggi in cella di espiare la pena nelle comunità di recupero controllati dalla Polizia Penitenziaria”.

Capece sottolinea infine come sia giunto il tempo “che la classe politica rifletta seriamente sui contenuti della sentenza di Strasburgo ed intervenga con urgenza per deflazionare il sistema carcere del Paese, che altrimenti rischia ogni giorno di più di implodere. Il personale di Polizia Penitenziaria è stato ed è spesso lasciato da solo a gestire all’interno delle nostre carceri moltissime situazioni di disagio sociale e di tensioni, 24 ore su 24, 365 giorni all’anno. Per questo il SAPPE manifesterà a Roma il prossimo 23 gennaio e torna a sollecitare l’adozione di riforme strutturali, che depenalizzino i reati minori e potenzino maggiormente il ricorso all’area penale esterna, limitando la restrizione in carcere solo nei casi indispensabili e necessari.”