Per un corretto esercizio della Democrazia il voto dei cittadini è la massima espressione di rappresentanza anche se a causa degli innumerevoli scandali e i privilegi di casta l’ offerta politica non sempre si dimostra tale da attrarre e meritare consenso.
Per candidarsi, oggi, alla guida del Paese occorre avere la consapevolezza che alla politica debba essere restituita la sua dimensione fondativa: la capacità di disegnare un progetto di società futura per il bene comune.
Compito arduo che richiede scelte coraggiose e una maggioranza determinata.
Il coraggio sta nell’immaginare un nuovo modello di sviluppo che, rifuggendo da velleitarismi, demagogie e populismi, capovolga la politica dei due tempi e punti sulla crescita come fattore del risanamento. I lavoratori, i pensionati, i giovani, i disoccupati non hanno tempo da attendere oltre. Non è rinviabile una politica fiscale che dia ossigeno a queste categorie per poter rilanciare l’economia del Paese.
Solo l’attuazione di azioni positive a sostegno della crescita che moltiplichino le opportunità di realizzazione di individui ed imprese, consentirà al paese di camminare sulle proprie gambe. Anche a Modena si sta assistendo al tracollo di tante attività produttive e commerciali. Il modello della piccola impresa diffusa non regge di fronte ai colossi, la stretta creditizia, la crisi di mercato e la mancanza di competitività. I settori in difficoltà si sommano, anche se il dato più devastante lo registra il settore edilizio, il settore ceramico, il settore dell’arredamento, il settore della meccanica rivolto al mondo delle costruzioni. I centri commerciali sono tutti di fronte a segni negativi dimostrando nei fatti l’inutilità di una politica di liberalizzazione selvaggia delle aperture che ha solo finito a determinare un aumento dei costi, visto che la clientela non ha risorse da spendere nel consumo.
La crisi, connotata da un’iniziale matrice finanziaria e internazionale, negli ultimi due anni ha investito l’Europa. L’attacco speculativo all’Euro e al debito di alcuni paesi dell’UE è stato possibile perché è mancato un governo politico ed economico dell’UE e questo si è riverberato sull’economia reale, con conseguenze disastrose sul sistema produttivo, sociale e occupazionale. La ragione principale della crisi è la perdita di centralità e di valore del lavoro.
Noi abbiamo sempre creduto che non ci possa essere sviluppo senza lavoro, e oggi, constatati i disastri prodotti dalla finanza senza regole, tutti gli osservatori convergono su questa tesi.
Dare valore al lavoro significa riconoscerlo come diritto fondamentale delle persone, come fa la Costituzione, in quanto occasione di espressione di talenti e di promozione sociale. Ma significa anche considerare il lavoro come il mezzo attraverso cui contribuire al bene comune, incentivando l’affermazione di un’etica della responsabilità e dell’impegno con forme trasparenti e condivise di valutazione e riconoscimento del merito.
In questa campagna elettorale si è parlato molto di schieramenti, troppo di promesse e spot elettorali, pochissimo di lavoro, istruzione e salute dei cittadini. Anche questo non aiuta la partecipazione, ma almeno serva a distinguere nei programmi, le soluzioni concrete e opportune. Anche al sindacato servono interlocutori seri e meritevoli di fiducia.
(Luigi Tollari, Segretario Generale UIL Modena)

