
La bretella è stata aggiudicata nei giorni scorsi ad Autobrennero, a conclusione di un bando decisamente ”singolare”, già oggetto di un esposto all’Autorità per i Lavori Pubblici da parte di Legambiente e la cui fase di aggiudicazione è durata quasi un anno.
La determinazione di gran parte del mondo imprenditoriale e politico ha di fatto ignorato l’esistenza della superstrada Modena-Sassuolo e la sua capacità di supportare tranquillamente il traffico attuale e futuro; così come l’impatto aggiuntivo che l’autostrada provocherà sul territorio attraversato, un territorio vulnerabile, ma prezioso per l’agricoltura, per la biodiversità, per il prelievo idropotabile e che, per questi motivi, andrebbe tutelato e valorizzato.
Il tutto per consentire un risparmio di tempo inferiore ai 10 minuti rispetto ad oggi, su viaggi spesso lunghissimi e in nome di un indimostrabile slogan secondo cui l’infrastruttura ridarà competitività alla nostra economia. E senza tener conto di alternative legate al trasferimento del trasporto dalla gomma al ferro che, sia la Regione Emilia-Romagna che il Governo nazionale, pongono tra i propri obiettivi fondamentali. In un recente rapporto del Ministero dell’Ambiente (febbraio 2013) vengono quantificati i costi ambientali a carico della collettività generati dal trasporto su gomma in 5,79 miliardi di euro/anno che, se trasferiti su ferrovia, produrrebbero un risparmio di circa 3,3 miliardi di euro, pari al 57% sul totale.
Da anni sosteniamo che queste risorse economiche dovrebbero essere investite per migliorare la logistica interna al comprensorio ceramico (che è il vero problema e che rimarrà irrisolto) e spostare su ferrovia gran parte del traffico merci, che dovrebbe arrivare via ferro fino allo scalo di Dinazzano.
O l’investimento in altri settori prioritari ed urgenti, come la ricostruzione e la messa in sicurezza dei comuni colpiti dal sisma, e del territorio sottoposto sempre più frequentemente a calamità naturali come alluvioni e frane. Investimenti che, oltre a migliorare la qualità della vita e a garantire maggior sicurezza, comporterebbero un aumento della occupazione che, come è noto, è un’altra emergenza di questo periodo.
La bretella costerà ben 506 milioni di euro, di cui oltre 234 milioni saranno a carico dello stato, mentre i rimanenti saranno reperiti attraverso la “finanza di progetto”.
E’ importante evidenziare che, anche in questo caso, il “privato” che si accollerà l’investimento è Autobrennero S.p.A., società per oltre l’80% composta da enti pubblici. E proprio perché a prevalenza pubblica non è irrilevante conoscere in che modo la quota “privata” rientrerà dell’investimento, considerando che la bretella è una infrastruttura “aperta”, quindi senza pedaggio e senza casello all’arrivo a Sassuolo.
Sarebbe grave ed inaccettabile se venisse applicato una sorta di “pedaggio ombra” attraverso l’aumento delle tariffe autostradali, che colpirebbe in modo indiscriminato tutti i cittadini e le aziende, che in un periodo di crisi come questo si troverebbero un ulteriore aumento e finanzierebbero un’opera pubblica anche se non la utilizzano.
Ricordiamo inoltre che sul progetto della bretella sono ancora pendenti i ricorsi al TAR presentati da WWF, Legambiente, Italia Nostra, LAC e altri e rimaniamo in attesa di conoscere le decisioni che il TAR assumerà a riguardo.
Durante le recenti primarie del PD, tutti i rappresentanti dei candidati si sono espressi a favore della realizzazione del solo primo stralcio, quello cioè che mette in collegamento l’autostrada del Brennero con lo scalo merci di Marzaglia, con la tangenziale di Modena e di Rubiera: rivolgeremo in questi giorni un accorato appello a tutti i neo parlamentari modenesi e alle forze politiche, affinchè dimostrino con i fatti la coerenza delle loro affermazioni e per far sì che venga ripristinata la necessaria trasparenza e partecipazione pubblica su questo tema.
Restiamo in attesa di conoscere chi vorrà interessarsi a questo problema.
(Italia Nostra – Lac – Legambiente – Lipu – WWF)

