Home Ambiente Oscar Giannino, Marco Frey, Franco Stefani: un confronto per capire dove sta...

Oscar Giannino, Marco Frey, Franco Stefani: un confronto per capire dove sta il bandolo della matassa green

giannino-frey-stefaniQuesta mattina, domenica 26 maggio 2013, la terza edizione del Festival Green Economy di Distretto, nato nell’ambito della Fabbrica delle Idee, organizzato dal Comune di Fiorano Modenese e da Confindustria Ceramica, in collaborazione con i Comuni di Casalgrande, Castellarano, Castelvetro, Formigine, Maranello e Sassuolo, con il patrocinio della Comunità Europea, del Ministero dell’Ambiente, della Regione Emilia-Romagna, dell’Anci, delle Province di Modena e Reggio Emilia, ha iniziato l’ultima giornata della prima parte, finalmente con il sole, che proseguirà nei prossimi mesi negli altri comuni.

Nel Pala Green il direttore dell’istituto di management della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa Marco Frey ha dato vita ad un confronto con il giornalista Oscar Giannino e con il presidente di System Group Franco Stefani sul tema della “Green economy tra regole e mercato: nel merito, oltre i titoli e le etichette”, per individuarne il bandolo della matassa, le potenzialità, i limiti, i nodi cruciali, arrivando inevitabilmente a parlare dei limiti e delle potenzialità dell’Italia, perché la green economy non è un settore specifico, ma un modo ‘nuovo’ quanto necessario di rivedere il sistema paese per dargli la possibilità di un futuro e per dare una prospettiva ai sacrifici che ai cittadini vengono chiesti.

Il mondo sta cambiando in modo significativo – ha detto in premessa Frey – in riferimento alla competitività delle imprese, al peso delle diverse nazioni, al quadro istituzionale e non possiamo limitarci a tinteggiare di verde la facciata; abbiamo bisogno di modificare la sostanza.

Oscar Giannino ha citato l’eccesso di sostegno al fotovoltaico, penalizzando invece gli interventi per l’equilibrio idrogeologico e per l’efficientamento energetico del patrimonio immobiliare, per il quale il ministro fatica a trovare la copertura finanziaria.

Frey ha ricordato come i contributi per gli interventi nell’edilizia hanno funzionato perché hanno attivato una domanda diretta dei cittadini. Anche il fotovoltaico ha messo in moto un settore industriale, ma con una accelerazione eccessiva creando un picco eccessivo. Occorre regolare i mercati in modo intelligente, favorendo una crescita graduale e superando i limiti italiani: scarsa proiezione a lungo termine, rigidità e burocrazia, oltre che maggiore corruzione.

Stefani ha citato il Giappone, diventato energeticamente indipendente perché ha costruito grandi impianti per il metano e la rigassificazione. Il Mediterraneo è ricco di metano, ma gli Italiani, oltre a dipendere da Algeria e Russia, non hanno saputo sfruttare economicamente questa ricchezza. La Hyndai ha commesse fino al 2030 per costruire flotte di metaniere e navi richieste da compagnie israeliane. Gli Italiani sono consumatori di energia: nella loro vita consumano procapite cinquanta tonnellate di acciaio, del quale siamo produttori. Per realizzarle hanno impiegato energie rilevanti, come per creare le 15 tonnellate di plastica che costituiscono il consumo procapite, o le tre cisterne da 300 tonnellate di idrocarburi. Consumano alluminio, carta, energia con la telefonia mobile, dando tutto per scontato. Occorre una diversa cultura della sostenibilità, occorre cominciare ad educare fin dalle scuole primarie.

Marco Frey ha sintetizzato la situazione con il monito: “Noi stiamo segando il ramo su cui siamo seduti.” Negli ultimi anni si è dimezzata la disponibilità di risorse a disposizione di ogni uomo sulla terra. ‘Come si può fare meglio con meno?’

Giannino riparte dalla vocazione manifatturiera italiana, invidiata nel mondo, ma ci sono pochi capitali e si è accumulato un gap tecnologico. E’ necessario massimizzare le risorse non elevatissime in riferimento alla domanda manifatturiera. Il Paese non ha materie prime; produce acciaio e cemento, ma ste chiudendo l’Ilva e la crisi dell’edilizia ne ha ridotto del 50% la capacità produttiva. Non possiamo perdere le industrie di base e la ricchezza delle filiere, comprendenti le piccole imprese e l’artigianato. Bisogna premiare i gruppi che vengono in Italia, ripensare a una politica per la piccola e media impresa. “Il mondo attualmente gira a tre velocità e l’Italia è finita nel girone più lento”.

Frey è ripartito dalla crisi del mercato interno per sottolineare come le imprese, per sopravivere, debbano essere orientate all’export e all’innovazione, perché chi esporta e chi innova ha maggiori potenzialità di essere competitivo.

Il ruolo fondamentale della risorsa umana è stato ripreso da Franco Stefani, ricordando la figura dell’apprendista nei decenni scorsi, capace di acquisire l’esperienza della bottega e di trasformarla in risorsa sua. Oggi, mentre prima si tramandavano il sapere e la conoscenza, si sta cambiando atteggiamento, con l’università che prepara specialisti, ma senza che ci siano spazi reali nel mercato del lavoro. Non c’è sinergia fra scuola e impresa; i giovani non sono pronti e devono essere ulteriormente formati. In Germania gli incubatori di idee e di impresesono dentro le aziende, in un settore defiscalizzato e parificato al sistema scolastico. L’Italia è poco appetibile per le imprese internazionali; nessuno viene a investire in Italia, che pure ha risorse umane fantastiche ma non le sfrutta.

Frey ha quindi lanciato l’ultimo giro citando il forte scetticismo verso le imprese e la loro volontà di innovare in ottica di sostenibilità; ma la spinta alle imprese, dicono le indagini riportando i pareri dei consumatori, non viene più dalle istituzioni, ma dagli stessi cittadini e, in seconda posizione, dal management aziendale.

Giannino denuncia come si investa poco in innovazione; come ci siano barriere da abbattere fra imprese e università; come ci siano le idee, ma non diventano brevetti, come sia necessario investire per la sostenibilità, ad esempio efficientando il ciclo di trattamento delle acque.

Franco Stefani dedica l’ultimo intervento al distretto: nel 1960 le ceramiche aveva un rendimento di 5 metri quadrati per addetti; oggi è di 450 mq. Questo ha comportato un calo di addetti contestualmente a un aumento di produzione che, in seguito alla crisi, è scesa da 600 a 300 milioni di metri quadrati, che devono essere gestiti verso l’esportazione, provocando un cambiamento anche nel modo di fare impresa, di risorse umane che dalla produzione si spostano nel settore dei servizi. L’impresa ha responsabilità sociale, è fatta di uomini, sono il patrimonio del presente e del futuro, ma in Italia è sempre più difficile fare impresa.

 

da sinsitra: il giornalista Oscar Giannino, l’imprenditore Franco Stefani, il Sindaco di Fiorano Claudio Pistoni, l’imprenditore Gianfranco Borghi, il direttore del Festival Walter Sancassiani, il professore Marco Frey