
Denti aguzzi da roditore e artigli da rapace, la sirena modenese ha un aspetto maligno: niente a che vedere quella dell’immaginario collettivo che si avvicina invece all’elegante creatura descritta da Andersen (per non dire di quella di Disney). Delle caratteristiche comunemente riconosciute alle sirene ha soltanto una coda di pesce. Le rimanenti patri del corpo sono realizzate in gesso.
Quando Carlo Boni, ricorda la donazione della piccola sirena la descrive come “imitazione, forse fatta da mano indiana, del noto mostro favoleggiato dai nostri poeti classici”, dimostrando di essere pienamente consapevole di avere a che fare con un manufatto creato dall’uomo.
Una fotografia di piccolo formato che la immortala come “una signora in posa” nell’ovale tipico delle “carte de visite” reca il cartiglio del fotografo parigino C. Lebert di Rue de Sevres 21, non lasciando dubbi sulla sua provenienza dal mercato antiquario francese. La piccola sirena arriva a Modena intorno al 1875 corredata, a guisa di certificato di autenticità, di ritagli di giornali degli anni ’20 e ’30 che riportano notizie di avvistamenti e recuperi di essere simili al nord della Cina e nel Mar di Marmara. Forse c’era, da parte di chi l’aveva venduta, l’intenzione di convincere sulla reale esistenza di queste creature o, più verosimilmente, di rievocare il clima che aveva portato, verso la metà del secolo, a un vera e propria esplosione di interesse per questi piccoli ibridi con sembianze umane, alimentata dai musei popolari americani inventati da Phineas Tylor Barnum.
Luoghi di intrattenimento a basso costo, proponevano con intenti ludici e nel contempo educativi, esposizioni di rarità, spettacoli dal vivo con personaggi viventi (giganti, nani, albini, ventriloqui) e animali ammaestrati, qualche diorama e una grande quantità di “sofisticati androidi”. Fra questi anche una sirena, del tutto simile all’esemplare modenese, che ebbe un successo straordinario: sull’onda di questo successo si generò un vero e proprio commercio di questi esemplari, realizzati unendo alla coda di un pesce componenti di vari animali (piccole scimmie, uccelli) o porzioni di cartapesta per riprodurre le diverse parti del corpo.

