
Il calo è assai ridotto rispetto a quello ben più sensibile delle imprese non femminili che sono risultate 5.273 in meno (-1,6 per cento). In Italia le imprese femminili (1.259.242) hanno subito una flessione più ampia (-0,9 per cento). La flessione è stata meno intensa nel Lazio e in Trentino-Alto Adige e Toscana, compresa tra -0,1 e -0,3 per cento, ma è giunta sino al -2,6 per cento in Liguria e al -5,3 per cento in Valle d’Aosta. L’Emilia-Romagna è risultata sesta tra le regioni italiane per ampiezza della flessione.
La dinamica rispetto alla forma giuridica è nel segno della maturità imprenditoriale. La riduzione delle imprese femminili è infatti da attribuire alle ditte individuali (-978 unità, -1,7 per cento), mentre sono rimaste stabili le società di persone. Le imprese più strutturate fanno fronte meglio alla crisi e al blocco del credito, così le società di capitale sono aumentate di 389 unità, +3,3 per cento, e risultano il 13,4 per cento delle imprese rosa. Continua anche la crescita delle cooperative e dei consorzi (+3,1 per cento).
Riguardo ai settori di attività economica, forte la contrazione in agricoltura (-1.006 unità, -6,9 per cento), accompagnata dalla flessione nella manifattura (-104 unità, -1,2 per cento). All’opposto, contributi positivi sono derivati dalle forme di auto impiego nei servizi di ristorazione (+195 unità, +2,4 per cento) e le attività ausiliarie dei servizi finanziari e delle attività assicurative (+132 unità, +7,7 per cento), alla cui crescita possono avere contribuito i programmi di ristrutturazione delle aziende di credito.


