
La Regione Emilia-Romagna, attraverso le Province, paga i danni provocati dalla fauna selvatica in genere nelle zone di protezione, oppure quelli dovuti a specie protette, ma in questo caso in tutto il territorio regionale. Per le specie cacciabili nei territori aperti alla caccia intervengono gli Atc.
Anche nel 2013 la specie che ha provocato più danni è lo storno (i dati al riguardo sono pressoché costanti dal 2008 a oggi), un uccello protetto dalla Ue, ma per il quale è ammessa la caccia in deroga proprio per il pesante impatto su alberi da frutto e vite. Proprio sullo storno, l’assessore Rabboni ha nei giorni scorsi contestato il tetto massimo di 50 mila prelievi indicato dall’Ispra per la prossima stagione venatoria e ha chiesto un chiarimento ai ministri dell’Ambiente Galletti e delle Politiche agricole Martina. “Se il regolamento Ue e la delibera regionale motivano la caccia in deroga con la necessità di tutelare i frutti pendenti e l’uva – ha scritto Rabboni – non ha senso fissare preventivamente un quantitativo massimo ammissibile. Tale quantitativo non può che essere in funzione dei frutti da tutelare. Diversamente si potrebbero configurare anche dubbi sulla competenza al pagamento degli stessi danni ”.
Tra le specie più dannose, al secondo posto vi è il cinghiale, ma con un impatto molto diverso da provincia a provincia. A fronte di significative riduzioni nel Bolognese o nel Reggiano, questo ungulato continua a colpire le produzioni agricole in provincia di Forlì-Cesena o di Piacenza. In calo invece su tutto il territorio regionale i danni da cervo e capriolo. Tra le specie in controtendenza il picchio, i cui danni sono in aumento e colpiscono prevalentemente gli impianti di irrigazione.

