
Per questa ragione – a livello nazionale – è stato organizzata nella giornata del 23 luglio una mobilitazione presso Montecitorio per chiedere la cancellazione dell’art. 28, mobilitazione alla quale prenderà parte anche una numerosa delegazione di lavoratori camerali emiliano-romagnoli.
“Non vogliamo opporci tout court al cambiamento complessivo della PA” – sostengono le Segreterie Regionali di CGIL-CISL-UIL del pubblico impiego – “ma, come chiediamo da anni, questo cambiamento deve essere frutto di un progetto complessivo di snellimento burocratico ed istituzionale che dia veri risultati positivi a cittadini ed imprese del territorio, anziché procedere a spot, colpendo un ente e poi l’altro, con tagli lineari che non tengono conto delle differenze e delle virtuosità e che di fatto mettono in discussione il sistema pubblico”.
“Anche nella nostra Regione non tutte le Cciaa funzionano nello stesso modo e la riforma deve tenere conto di tutte le peculiarità. Occorre riorganizzare il sistema camerale valorizzando le esperienze e considerando quanto di positivo questi enti svolgono a vantaggio soprattutto delle piccole e medie imprese da cui è costituto il nostro territorio regionale, sulla internazionalizzazione d’impresa ad esempio o sui prodotti tipici, solo per citare alcuni esempi.
Per ciò che riguarda i lavoratori, è inaccettabile che non si tenga conto delle loro competenze e che siano i primi a fare le spese dei tagli.
Se si vuole davvero cambiare e risparmiare, lo si deve fare in modo serio e partecipato, valorizzando il lavoro e i servizi.
Per questa ragione stiamo mettendo in campo varie iniziative (da incontri con i parlamentari dei nostri territori alla manifestazione nazionale del 23 luglio), per poterci confrontare nel merito dei provvedimenti, illustrare i servizi alle imprese che le Cciiaa della nostra regione effettivamente svolgono e poter proporre alternative più costruttive ed efficaci rispetto a quelle finora contenute nelle norme”.

