
Lorenzo Boni (Pd) ha spiegato nel corso del dibattito come i protocolli sanitari “impediscano in certi casi di recuperare il cibo rimasto, ma che su questo tema è necessaria una sensibilità diffusa e trovare le strade più adeguate per limitare lo spreco”. Monica Medici (M5S) ha proposto dal canto suo di devolvere quanto rimasto dopo il pasto nelle mense scolastiche ai canili. L’assessore all’Istruzione Stefania Gasparini ha rammentato come la direttiva regionale sul tema sia molto più restrittiva di quella nazionale, come vigano regole differenti per i cibi confezionati e per quelli non confezionati (come il pane e la frutta), e che questi ultimi possono però diventare beni riutilizzabili solo in presenza di macchinari e mezzi adeguati nelle scuole. “Il Servizio Veterinario dell’Azienda Usl – ha detto – ha poi negato l’autorizzazione a portare le eccedenze alimentari, i cibi già cotti, nei canili. L’ideale sarebbe però riuscire ad evitare che lo spreco si formi, prima cioè che dalle cucine o dai centri pasti le razioni arrivino nei piatti degli studenti. E questo possono aiutare a farlo i percorsi di educazione alimentare avviati quest’anno ad esempio grazie al CEAS delle Terre d’Argine o messi in campo dal nostro stesso fornitore, CIR, con i genitori e bimbi. Guardiamo infine con attenzione al progetto sperimentale avviato nelle scuole di Campogalliano, Cibiamo, e che prevede la consegna di una ‘sportina’ per portare a casa i resti alimentari: questo potrebbe, con le opportune tarature, essere utilizzato anche a Carpi. L’eventuale spreco alimentare è comunque più facile si verifiche nelle scuole primarie, dove peraltro rimangono nei piatti di solito verdure, legumi e frutta. Questo ordine del giorno – ha concluso l’assessore Gasparini – è sicuramente utile per fare passi avanti su questa tematica ma il percorso non sarà immediato”.
L’ordine del giorno è stato infine votato da tutti i gruppi presenti in aula, tranne quello di Forza Italia.

