
Di questi circa il 70% hanno utilizzato ossigenoterapia con successo e circa la metà in modo continuativo .
Per la cefalea a grappolo esistono due approcci terapeutici efficaci per la fase sintomatica acuta. Il primo è la somministrazione sottocute di Sumatriptan, il secondo l’inalazione di Ossigeno. “Il Sumatriptan fiale ha un costo elevato e non è esente da effetti collaterali e ha un dosaggio massimo di 2 fiale al giorno e per un massimo 10 giorni al mese. É possibile sviluppare una cefalea secondaria da uso eccessivo di triptani che costituisce una complicanza severa, difficile da trattare e che determina, a causa della cronicizzazione, un grave deterioramento della qualità della vita dei pazienti”. Aggiunge Pini.
L’ossigeno, invece, assunto al 100% in alto flusso, cioè 9-15 litri al minuto attraverso una maschera di Venturi è in grado di produrre scomparsa del dolore o significativa attenuazione dello stesso nel 78% dei pazienti, dato sovrapponibile a quello ottenuto con lo Sumatriptan. “L’ossigeno – aggiunge la dottoressa Giorgia Raffaelli del centro cefalee– ha effetti collaterali transitori e dose-correlati, può essere usato ripetutamente e quindi è preferibile per tutti quei pazienti che hanno più di 2 crisi al giorno e può essere usato da pazienti con controindicazioni all’impiego di triptani, malattie cardio-vascolari o cerebrovascolari che non hanno alternative terapeutiche efficaci. Infine, l’ossigeno non causa cronicizzazione della cefalea”. L’ossigeno rappresenta il trattamento sintomatico dotato del miglior rapporto costo-beneficio, ma non in fase di revisione delle leste dei farmaci rimborsabili dal SSN, l’ossigenoterapia per la cefalea a grappolo non era stata inserita in lista. Quindi i pazienti che avevano necessità di usare l’ossigeno per estinguere le crisi si dovevano sobbarcare l’acquisto a prezzo intero delle bombole di ossigeno per la terapia. “Partendo da queste evidenze scientifiche abbiamo inoltrato all’AIFA la richiesta di inserimento dell’ossigeno terapia nell’Elenco della Legge 648/96 per il trattamento della cefalea a grappolo in fase acuta”.
Quindi considerando che in media le fasi attive della cefalea a grappolo durano 2-3 mesi e la frequenza degli attacchi è di 1-3 al giorno, possiamo ipotizzare che si tratta di circa 6.000 attacchi all’anno che vengono trattati con farmaci o ossigeno. Anche solo al riduzione del consumo di sumatriptam nel 25% degli attacchi ci darebbe un risparmio di mille e cinquecento fiale di farmaco all’anno, conclude il prof. Pini.
L’AIFA ha sottoposto il quesito alla commissione Tecnico-Scientifica che nella seduta del 12-13-14 ottobre 2015 ha espresso parere favorevole alle impiego dell’Ossigeno in questa patologia.
“Siamo molto contenti – commenta il direttore generale Ivan Trenti – che il Policlinico abbia contribuito questo intervento normativo che coinvolge direttamente gli oltre 600.000 pazienti italiani affetti di cefalea a grappolo che si erano visti privati di un mezzo terapeutico ben conosciuto di certificata efficacia e senza effetti indesiderati”.

