
Le imprese giovanili aumentano solo in Trentino-Alto Adige (+0,6 per cento). Segno rosso quasi ovunque. La flessione maggiore si è avuta in Molise (-5,2 per cento). L’Emilia-Romagna è tredicesima in questa classifica per “crescita”, e tra le regioni con le quali si confronta va peggio in Piemonte (-4,1 per cento), ma meglio in Lombardia (-2,6 per cento) e Veneto (-2,8 per cento).
La forma giuridica La riduzione è da attribuire principalmente alla flessione delle ditte individuali (-1.149 unità, -4,2 per cento), prese tra effetti della congiuntura e indisponibilità del credito. Il calo delle società di persone è molto più intenso (-9,4 per cento, pari a 328 unità). Queste risentono dell’attrattività della normativa delle società a responsabilità limitata di cui si avvantaggiano le società di capitale, che però rallentano sensibilmente la loro forte crescita (+460 unità, +12,3 per cento).
Settori La riduzione delle imprese giovanili è sempre determinata soprattutto dal pesante crollo delle imprese delle costruzioni (-1.041 unità, -11,2 per cento), in continua grande difficoltà, a cui si aggiunge l’accelerazione della caduta delle attività nell’industria (-140 unità). È in contenuta flessione l’insieme del settore dei servizi (-0,7 per cento), con tendenze contrapposte al suo interno. Si riducono le imprese del commercio, quelle del trasporto e magazzinaggio e le attività immobiliari. Crescono i servizi di alloggio e ristorazione e quelli alla persona.
In controtendenza crescono le imprese attive nell’agricoltura (+76 unità).


