guardia_finanza_10La Guardia di Finanza di Parma ha portato a termine una complessa indagine durata oltre un anno e mezzo, coordinata dalla locale Procura della Repubblica, nei confronti di un imprenditore specializzato nell’acquisizione, tramite “prestanome”, di aziende patrimonialmente solide e condotte, poi, al graduale
fallimento.
L’operazione è scattata nella mattinata di ieri nelle province di Parma e Reggio Emilia: all’alba una decina di finanzieri parmigiani hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal Tribunale di Parma e proceduto alla perquisizione di 7 abitazioni.
Gli accertamenti del Nucleo di Polizia Tributaria hanno disvelato l’articolato progetto illecito posto in essere dall’imprenditore, quest’ultimo connotato da un profilo criminale “di tutto rispetto” avendo già commesso altri reati fallimentari oltre a diversi delitti contro il patrimonio.
Per ricostruire esattamente tutte le complesse dinamiche illecite, è stato necessario analizzare i bilanci di diverse società e la documentazione contabile e di gestione delle stesse: sono stati alnche escussi in atti decine di operatori del settore edile che hanno avuto contatti con l’azienda fallita ed i dipendenti della stessa. A supporto di tutta l’attività di indagine sono state determinanti le risultanze delle intercettazioni telefoniche effettuate conversazioni tra gli indagati.
L’imprenditore arrestato agiva con varie modalità fra cui quella di procedere all’espoliazione patrimoniale della società mediante l’appropriazione di somme di denaro, attrezzature, beni mobili ed immobili nonché simulando finte vendite di appartamenti e terreni edificabili a controparti consenzienti; tra queste ultime, la propria convivente di origine sudamericana, la quale, pur avendo una posizione reddituale insignificante, è risultata parte acquirente di ben 4 appartamenti.
Nell’ambito dell’operazione la Guardia di Finanza di Parma ha anche eseguito, contestualmente, specifiche indagini patrimoniali e finanziarie, seguendo i flussi e le “tracce” del denaro, allo scopo di ricostruire l’ammontare dei proventi accumulati, nel tempo, dagli indagati: il tutto allo scopo di ristorare le imprese creditrici danneggiate dal fallimento fraudolento della società.

Gli esiti e gli elementi raccolti hanno permesso al Giudice delle Indagini Preliminari di Parma, su richiesta del competente Pubblico Ministero, di emettere, oltre all’ordinanza di custodia in carcere per l’imprenditore, anche un provvedimento di sequestro dell’intero patrimonio individuato tra gli indagati, stimato in circa 3 milioni di euro e consistente in 4 appartamenti, 2 box auto ed un terreno edificabile.
Il soggetto arrestato non era nuovo a simili illeciti: è stato infatti riscontrato che, in passato, aveva analogamente “svuotato” altre aziende del territorio parmense e, attualmente, era intenzionato a procedere nei confronti di un’ulteriore società.
Le sei persone, di cui l’imprenditore si era avvalso in qualità di “prestanome” al fine di evitare responsabilità penali, sono indagate a piede libero.
Tutti gli indagati dovranno ora rispondere dei reati di concorso in bancarotta fraudolenta distrattiva, documentale e patrimoniale, puniti con pene oscillanti tra i tre e i dieci anni di reclusione.
Fenomeni illeciti e gravi simili all’operazione appena conclusa, minano il tessuto economico sano della provincia di Parma in quanto alterano le regole di funzionamento del libero mercato e la leale concorrenza dei vari settori economici.
Prevenire e reprimere l’”inquinamento” dell’economia legale rimane uno dei prioritari obiettivi dell’attività della Guardia di Finanza: nel caso di specie, significa anche restituire quanto dovuto agli imprenditori onesti che sono stati truffati dalla società fallita.