
Come scrivono i rappresentanti di tutte le camere penali locali nella delibera con cui sanciscono l’astensione, la condizione del tribunale “comporta pesanti ricadute sul diritto di difesa, ormai ampiamente menomato, e sui diritti delle persone coinvolte in procedimenti di competenza della magistratura di sorveglianza, soprattutto in relazione agli inaccettabili ritardi che si riscontrano anche nella decisione di istanze di semplice risoluzione, come quelle di riabilitazione”.
Inoltre, proseguono gli avvocati, “non sono meno gravi i ritardi nella decisione di istanze volte ad ottenere misure alternative alla detenzione di soggetti liberi, con ingiustificata attese di anni e anni nella definizione dei procedimenti”, e a ciò si aggiunge “la condizione dei detenuti, i quali spesso non hanno un magistrato di sorveglianza a cui poter fare riferimento per un colloquio o per la decisione di un reclamo”.
Proprio a questo fa particolare riferimento Desi Bruno per motivare la sua condivisione del dissenso dimostrato dai penalisti: “I ritardi nelle decisioni su reclami e istanze mi è stato segnalato da detenuti e ristretti di tutta l’Emilia-Romagna con numerose lettere collettive- commenta la figura di garanzia dell’Assemblea legislativa-. L’insufficienza dell’organico ha comportato ai detenuti sofferenze in preoccupante aumento, nonostante l’impegno del magistrato supplente a fare fronte a una situazione critica e che presenta realtà difficili come la Casa lavoro di Castelfranco, le due Rems e il reparto ad Alta sicurezza di Parma”.

