
Il mese di dicembre, con le festività legate al Natale, registra mediamente negli ultimi cinque anni vendite al dettaglio di prodotti alimentari del 24,8% superiori alla media mensile degli altri 11 mesi dell’anno e del 22,2% superiori alla media mensile annua. Incrociando i dati della contabilità nazionale con la distribuzione mensile delle vendite al dettaglio si stima che a dicembre il consumo delle famiglie di prodotti alimentari sia pari a 14.700 milioni di euro, 2.918 milioni in più del consumo medio mensile.
Dall’esame della distribuzione della spesa media mensile familiare per prodotto si stima che il 38,2% della spesa alimentare, pari per il mese di dicembre a 5.621 milioni di euro, è intercettabile dal sistema di offerta delle imprese artigiane. Nel dettaglio si tratta della spesa relativa a pane, grissini e crackers, pasta e riso, pasticceria e dolciumi, biscotti, salumi, formaggi, olio di oliva, caffè, tè e cacao, gelati, vino e birra. A dicembre si stima una spesa delle famiglie per prodotti alimentari è di 14,7 miliardi di euro, il 24,8% in più della media degli altri 11 mesi, di cui il 38,2%, pari a 5,6 miliardi, per prodotti offerti anche da imprese artigiane.
Nel 2016 tiene il volume delle vendite al dettaglio di prodotti alimentari e da due anni non diminuisce, un andamento che si riflette positivamente sull’occupazione: nel settore dell’Alimentare e bevande lavorano in imprese artigiane 154.904 addetti, pari al 36,4% del totale; nell’ultimo anno l’occupazione nel comparto cresce del 3,7%, superiore al Manifatturiero (+0,3%), dal 2009 al 2016 sono 93.900 gli occupati in più,+24%.
Ottime anche le performance nell’export: negli ultimi 12 mesi, ottobre 2015-settembre 2016, le esportazioni di alimentari e bevande hanno toccato un valore di 30.973 milioni di euro con una incidenza dell’1,85% del Pil. Nei primi 9 mesi del 2016 l’export del settore rappresenta il 7,4% delle esportazioni italiane e cresce del 3,3% rispetto allo stesso periodo del 2015, meglio dello 0,5% del totale delle esportazioni. Nel dettaglio oltre i tre quarti dell’export, 76,2%, sono relativi ai prodotti alimentari ed il rimanente 23,9% alle bevande, in crescita rispettivamente del 3,4% e del 3,1%. Nei primi 9 mesi del 2016 le vendite all’estero del capitolo “Torte, pane con uva passa, panettoni, panettone di Natale, cornetti e altri prodotti dolci della panetteria, della pasticceria o della biscotteria” – che comprende i dolci da ricorrenza – registrano un incremento tendenziale dell’1,5%, combinazione di una crescita del 3,5% sui mercati dell’Unione europea mentre calano del 5,0% i mercati extra Ue; tra i principali mercati aumenti a doppia cifra per Spagna (19,0%), Germania (18,4%), Polonia (18,3%), Svizzera (15,3%) e Belgio (10,1%).
Per quanto riguarda le regioni nei primi 9 mesi del 2016 il food made in Italy registra un maggiore dinamismo in Veneto (6,1%), Trentino-Alto Adige (5,8%), Lombardia (3,5%), Toscana (3,0%), Emilia-Romagna (1,7%), Piemonte (1,5%) e Campania (0,7%). La maggiore propensione all’export del settore – misurata dal rapporto tra valore delle esportazioni e valore aggiunto in Trentino-Alto Adige (4,01%), Veneto e Piemonte (entrambi con il 3,90%) ed Emilia-Romagna (3,77%).
Tra i principali territori provinciali – con oltre l’1% dell’export del settore – in 14 si rilevano crescite tendenziali sopra alla media nazionale (3,3%): Roma (28,3%), Padova (16,2%), Venezia (15,7%), Varese (13,5%), Torino (11,8%), Firenze (11,5%), Bergamo (10,9%), Provincia Autonoma di Bolzano (9,4%), Bologna (9,0%), Vicenza (8,0%), Cremona (7,3%), Verona (6,2%), Ravenna (3,8%) e Alessandria (3,6%). In 13 province si registra una propensione all’export del settore più che doppia rispetto alla media nazionale (2,10%): Cuneo (12,91%), Parma (10,95%), Verona (8,74%), Asti (7,06%), Salerno (6,72%), Modena (5,89%), Mantova (5,25%), Cremona (5,09%), Novara (4,72%), Alessandria (4,66%), Siena (4,57%), Treviso (4,48%) e Provincia Autonoma di Bolzano (4,44%).
Al 30 settembre 2016 l’artigianato alimentare conta 90.742 imprese ed è sostanzialmente stabile (-0,3%) rispetto allo stesso periodo del 2015 mentre l’artigianato totale scende dell’1,4%. Focalizzando l’attenzione sulle maggiori regioni osserviamo una crescita delle imprese artigiane in Veneto, pari allo 0,5%, seguito dalla Sicilia con lo 0,3% e dalla Campania con lo 0,2%; Piemonte, Lombardia ed Emilia-Romagna sono invece in flessione rispettivamente dello 0,2%, dello 0,3% e dello 0,5%.
Naturalmente ad essere protagonisti delle tavole del Natale sono le eccellenze del food made in Italy, visto che l’Italia è al primo posto in Ue con 288 prodotti agroalimentari di qualità tra DOP, IGP e STG, 11 in più in un anno. Il nostro Paese vanta oltre un quinto (21,3%) dei prodotti di qualità europei censiti e 166 sono DOP – Denominazione di origine protetta – (57,6% del totale), 120 sono IGP – Indicazione geografica protetta – (41,7%) e solo 2 sono STG -Specialità tradizionale garantita – (0,7%). Nel dettaglio 43 prodotti agroalimentari di qualità provengono dall’Emilia-Romagna, 36 dal Veneto, 34 dalla Lombardia, 31 dalla Toscana, 30 dalla Sicilia, 26 dal Lazio, 24 dalla Campania e 21 dal Piemonte. Nel dettaglio provinciale 22 i prodotti provenienti da Bologna, 18 da Brescia, 17 da Cuneo, Ferrara, Siena, 16 da Bergamo e 15 da Forlì-Cesena, Massa-Carrara, Modena, Padova, Ravenna e Treviso.
Sono 4.965 i prodotti agroalimentari tradizionali censiti e caratterizzati da metodiche di lavorazione, conservazione e stagionatura consolidate nel tempo, con un aumento di 84 in un anno; le regioni che ne contano di più sono la Campania con 486 prodotti (9,8%), la Toscana con 460 (9,3%), il Lazio con 396 (8,0%), l’Emilia-Romagna con 387 (7,8%) ed il Veneto con 378 (7,6%). Complessivamente oltre un terzo (37,4%) di questi prodotti provengono dal Mezzogiorno.

