

A scoprire le “malafatte” dei bulli rapinatori furono i carabinieri dell’Aliquota Operativa della Compagnia di Reggio Emilia unitamente ai militari della Stazione di Reggio Emilia Santa Croce, che per mesi condussero le complesse indagini arrivando ad identificare, anche grazie all’esame dei social network, tutti i componenti della banda risultati essere quasi tutti minorenni ed in prevalenza italiani, residenti in città. La Procura della Repubblica presso il Tribunale per i Minorenni, condividendo con le risultanze investigative dei Carabinieri, richiese ed ottenne dal GIP mirati provvedimenti restrittivi di natura cautelare vennero quindi immediatamente seguiti dai militari, mettendo così fine all’incubo che per mesi aveva pervaso le aule di diverse scuole del comune reggiano.
Le indagini presero spunto dall’acquisizione dei filmati di videosorveglianza cittadini proprio in corrispondenza di una della rapina denunciate. Le precise modalità di commissione del reato portarono i Carabinieri a ritenere che si trattasse di una banda organizzata e precisa nella commissione dei colpi e per questo ritenendo che ogni rapina fosse stata preceduta da un sopralluogo da parte degli autori, i carabinieri iniziarono a scandagliare in maniera quasi radiografica tutti i soggetti controllati in quei luoghi nei giorni precedenti la rapina. Tra questi le attenzioni si collocarono su uno dei minori poi arrestati monitorando altresì dopo attente ricerche sui social il proprio profilo Facebook, i relativi contatti, interessi ed amicizie. Fu proprio a questo punto che tra i vari “amici di Facebook” venne rintracciato un soggetto che proprio il giorno della rapina aveva pubblicato una foto con indosso i medesimi indumenti ripresi dal sistema di videosorveglianza. Da qui il passo fu celere veloce, e le indagini presero piede identificando tutti gli altri componenti. Attraverso il coordinamento della Procura della Repubblica e delle perquisizioni domiciliari eseguite su delega della stessa i Carabinieri recuperarono parte della refurtiva nonché gli stessi indumenti utilizzati durante le rapine e ripresi dal sistema di videosorveglianza. Ma è al momento dell’individuazione fotografica degli autori da parte di una delle vittime che emerse il colpo di scena! La vittima infatti rivedendo il filmato della rapina riconobbe gli autori del reato ma non si identificò nel soggetto rapinato, quest’ultimo rimasto ignoto; del resto la sua rapina era stata computa 5 minuti dopo e 50 metri più avanti, in un raggio d’azione non coperto dalla videosorveglianza. Una coincidenza fortunata, per gli investigatori e non di certo per i giovani bulli, grazie alla quale le indagini hanno potuto portare all’individuazione dei reali e veri rapinatori. Una coincidenza comunque che ha portato i militari dell’Arma a considerare la concreta possibilità che oltre ai colpi scoperti ve ne siano stati molti altri che per paura di ritorsioni le giovani vittime decisero di non denunciare.

