
Erano 27 gli autori partecipanti segno, ha sottolineato l’assessora Maramotti, della vitalità del vernacolo reggiano, della sua capacità di generare creatività e cultura e di una sfida molto amata dagli autori per quello che costituisce ad oggi il premio più longevo della nostra provincia.
L’udör dl’inverên è un delicato componimento che descrive l’arrivo della stagione invernale: oltre gli alberi lungo il canale si distinguono un contadino intento al proprio lavoro e un’anziana che setaccia la cenere utilizzata per il bucato. La nonna, a motivo dell’età avanzata, non riesce più a distinguere le figure che la circondano: sente solo l’odore dell’inverno vicino.
Nel corso della cerimonia è stata ricordata l’attrice Ennia Rocchi, recentemente scomparsa, a lungo legata al concorso “La Giarèda”. In diverse edizioni infatti Ennia Rocchi lesse le poesie premiate e impreziosì la consegna dei premi con apprezzate e applaudite recite dei testi.
La giuria 2017 – Giuliano Bagnoli, Antonio Casoli, Lorenzo Ferrari, Giustina Fossa, Aurelia Fresta, Alfredo Gianolio, Lucia Gramoli, Giuseppe Adriano Rossi, Francesco Giuseppe Sassi – ha assegnato il secondo premio, la Medaglia d’oro, alla poesia E spaventâpaser di Maria Teresa Pantani. Mentre terza si è classificata l’opera Cul ch’a j’èren, cul ch’a sàm di Angiolina Casoni a cui è andata la Medaglia d’argento.
Per le sezioni speciali sono invece stati premiati, per la miglior poesia di argomento cittadino, il componimento Al mè dialétt di Maria Codeluppi; per poesie che sottolineano gli aspetti religiosi della ricorrenza, Ciciarêda con Maria di Annalisa Bertolotti (primo premio della Fabbriceria del Tempio della Ghiara) e La curòuna d’ingranêda di Rosa Dalla Salda.

