
Attraverso fotografie, documenti e le tavole illustrate tratte dal volume di Matteo Matteucci “Arpad Weisz e il Littoriale”, si racconta la parabola iniziata negli anni di maggior successo del Bologna FC prima di essere interrotta bruscamente dalle leggi razziali, volute dal regime fascista in Italia nel 1938. Prima la fuga a Parigi, poi in Olanda dove Weisz fu catturato e deportato con la famiglia ad Auschwitz. L’iniziativa è stata presentata da Guido Ottolenghi, presidente Fondazione Museo Ebraico di Bologna, Daniele De Paz e Alberto Sermoneta, presidente e rabbino capo della Comunità Ebraica di Bologna.
“Bologna racconta la vicenda umana di una persona straordinaria dalla vita normale, prima che venisse travolta dalla follia nazi-fascista, marito e padre, che ha portato al successo con la sua maestria calcistica le formazioni più importanti di quegli anni, in primo luogo il Bologna FC”, ha detto Il presidente della Regione, Stefano Bonaccini, presente al taglio del nastro. “Una vita spezzata dalle teorie razziali del regime nazista, tradotte in leggi anche in Italia dal Governo fascista, tremenda decisione di cui quest’anno ricorrono gli 80 anni. Come la sua quella di milioni di persone che furono catapultate in un incubo, vittime di criminali divieti e interdizioni, fino alla tragedia finale dei campi di concentramento. Una di quelle storie che non dobbiamo mai stancarci di narrare e che le giovani generazioni devono conoscere perché in futuro non sia più possibile che un regime promulghi leggi contrarie a qualsiasi principio di civiltà. Per questo dobbiamo difendere il valore della Memoria, condizione necessaria per garantire alla nostra società l’idea di giustizia e tolleranza. Per questo, come Regione abbiamo finanziato una Legge che tuteli la Memoria del Novecento, insegnamento e monito soprattutto per le giovani generazioni ”.
La mostra resterà aperta fino al 18 marzo.

