
La mostra, realizzata attraverso la raccolta di materiale documentario e iconografico, si pone come strumento attraverso il quale conoscere il fenomeno dell’esodo giuliano-dalmata: dall’arrivo dei profughi in Italia alla loro permanenza nel tessuto locale, con una particolare focalizzazione sull’esperienza del Villaggio San Marco, aperto nell’ex Campo di concentramento di Fossoli a partire dal 1954 e rimasto attivo per quasi diciassette anni, fino alla fine degli anni sessanta.
Sabato, 10 febbraio, su questi temi è in programma anche un incontro con la ricercatrice e collaboratrice della Fondazione Campo Fossoli Marialuisa Molinari, dal titolo “Una comunità di profughi giuliano-dalmati in terra emiliana”. L’incontro sarà alle 18 in Sala d’Aragona.
Marialuisa Molinari (Parma 1973), insegnante, ha svolto un dottorato in storia contemporanea presso l’Università degli Studi di Parma con un progetto sull’esodo giuliano-dalmata intitolato. Collabora con la cooperativa di servizi culturali “L’Argonauta” (Parma) dove si occupa di ricerche storiche e di recensioni di libri di storia.
Il Campo di Fossoli è un punto di riferimento significativo per la storia emiliana, anche se nelle sue diverse stratificazioni di uso ha a volte rappresentato un pericolo o una minaccia per la vicina città di Carpi. Come durante l’occupazione tedesca, quando l’internamento nel Campo era prospettato a chiunque trasgredisse o ignorasse una sia pur minima ordinanza. A questo periodo si fa di solito riferimento, quando si pensa a Fossoli, perché le vicende legate alla Shoah e alla deportazione nei campi di concentramento nazisti sono sicuramente le più tragiche, ma il Campo è stato un crocevia di molte altre storie.
Come quella del Villaggio San Marco, e dell’inserimento dei profughi in una comunità come quella di Fossoli, caratterizzata da un forte senso di identità e di legame col territorio, che aveva sperimentato in precedenza i rischi derivanti dal Campo. Ma a poco a poco, mentre passava il tempo, le due comunità, la fossolese-carpigiana e quella istriano-dalmata, si sono avvicinate, studiate e conosciute: lo studio di Marialuisa Molinari racconta tappe e momenti di un processo di integrazione che, superando difficoltà di vario tipo, ha arricchito entrambi i protagonisti.

