
Nella nostra provincia nel periodo gennaio-ottobre 2018 le denunce per infortunio sono state 13.124, appena 43 in meno rispetto allo stesso periodo del 2017.
«Il calo delle denunce è positivo, ma il taglio di 410 milioni di euro (che diventerà di 525 milioni nel 2020 e 600 milioni nel 2021) è iniquo e sconsiderato – dichiara Domenico Chiatto, responsabile della sicurezza e salute sul lavoro per la segreteria Cisl Emilia Centrale – Anziché tagliare, bisogna utilizzare le risorse in maniera selettiva per incentivare le imprese che investono in salute e sicurezza per migliorare le condizioni di lavoro e ridurre così infortuni e malattie professionali. Incentivi a pioggia scollegati dagli interventi specifici sulla sicurezza, mettendo sullo stesso piano tutte le aziende, sia quelle virtuose che quelle non virtuose, non raggiungono i miglioramenti che tutti dobbiamo perseguire».
Chiatto cita le imprese che sostituiscono macchinari e attrezzature pericolose, bonificano i manufatti in amianto ancora presenti in numerosi capannoni, migliorano l’ergonomia delle postazioni di lavoro, adattano gli ambienti di lavoro a una popolazione lavorativa che sta rapidamente invecchiando, erogano una formazione efficace e comprensibile a tutti, valorizzano la partecipazione dei lavoratori al miglioramento delle condizioni di lavoro.
Anche la Cisl Emilia-Romagna è contraria alla riduzione generalizzata delle tariffe dei premi assicurativi Inail decisa dal governo.
«Nonostante l’impegno di Regione e parti sociali, gli infortuni non diminuiscono: nei primi dieci mesi del 2018 in Emilia-Romagna abbiamo avuto 250 denunce in più rispetto all’anno precedente – spiega Ciro Donnarumma, segretario regionale Cisl con delega alla salute e sicurezza sul lavoro – Il fenomeno ha riguardato 71.817 lavoratori, in particolare i più giovani (fino a 29 anni) e anziani (60-69 anni). Sono in crescita anche gli infortuni che colpiscono i lavoratori stranieri: 13.761 nel periodo gennaio-ottobre 2018, contro i 12.746 dello stesso periodo del 2017». Se gli infortuni con esito mortale sono in forte incremento a livello nazionale (+9,4%, pari a 945 vittime nei primi otto mesi del 2018), in regione si registra un lieve calo, con 98 morti sul lavoro tra gennaio e ottobre 2018 contro i 103 dello stesso periodo del 2017.
Positivo e in controtendenza rispetto a quello nazionale è anche il dato delle malattie professionali denunciate nella nostra regione: 5.367 tra gennaio e ottobre 2018, contro le 5.411 del 2017. «Il trend è incoraggiante, ma bisogna fare attenzione – avverte Donnarumma – perché potrebbe anche celare la scarsa propensione dei lavoratori a denunciare patologie di origine professionale per il timore di perdere il lavoro. Tra l’altro non aiuta l’atteggiamento restrittivo delle sedi Inail in Emilia-Romagna, con oltre l’80% delle richieste di malattia professionale respinte in prima istanza».

