
Il suono occupa uno spazio fisico preciso e, quando lo combiniamo alla parola “ambiente”, si dilata, si mescola, si unisce, si moltiplica, in un numero imprecisato di significati. Se, ad esempio, si intende il termine “ambiente” nella sua accezione più generica, ossia come tutto ciò con cui un essere vivente entra in contatto, allora il suono diventa uno dei numerosi oggetti fisici che lo popolano, esattamente come il vento, le nuvole e il sole. Nel momento in cui viene emesso da una qualsiasi fonte generatrice, il suono si muove nel tempo e nello spazio e dunque entra in contatto con una miriade di “recettori”: innanzitutto il corpo degli esseri viventi e i loro sensi (non solo l’udito, ma anche la vista, la pelle e gli organi interni). Dunque, il suono – anche nella sua forma organizzata, la musica – deve essere considerato innanzitutto una delle componenti essenziali che orientano la percezione, la misura, la valutazione dell’ambiente da parte di un essere vivente. Il suono si diffonde nello spazio, evidentemente, in modo del tutto indipendente dalla presenza “fisica” di uomini e animali. Lo zampillio di una sorgente, lo sciacquio di un remo sul fiume, il rombo di un motore a scoppio contribuiscono a disegnare, esattamente come il profilo di una collina o la sequenza di un filare di cipressi, quel particolare tipo di ambiente che noi chiamiamo paesaggio, ovvero un determinato “paesaggio sonoro”, nell’accezione che imprime a questo termine Murray Schafer. Non a caso la scrittura musicale ha spesso cercato di realizzare o di imitare un “paesaggio sonoro”, un ambiente in cui la distanza tra suono e rumore tende fatalmente a ridursi fino a scomparire. Il concetto di ambiente può anche essere ricondotto però a una misura puramente “materiale” e identificarsi con uno spazio architettonico preciso, come quello di una sala da concerto. In questo caso il suono dialoga in modo fitto e costante con l’ambiente in cui si muove e la scrittura musicale deve tenere necessariamente conto dello spazio architettonico al quale è destinata. Dopo essersi suddiviso nei significati molteplici della parola “ambiente” – sostiene Barbieri –, il concetto di suono si può ricomporre in una unica accezione, quella che designa l’ambiente come una sorta di palcoscenico sul quale gli esseri umani si comportano come attori che interpretano il proprio ruolo e, contemporaneamente, quello del pubblico. In questo caso il suono – prosegue Barbieri – può, forse deve, essere inteso come un “attore sociale” che svolge la funzione di mettere in relazione tra loro gli altri attori e che tende ad indicare loro una possibile interpretazione della realtà, fondata sulla condivisione della facoltà “etica” dell’ascolto.
La conferenza si tiene nel Teatro della Fondazione, con inizio previsto alle ore 17,30. L’incontro sarà trasmesso anche in diretta web collegandosi al sito www.fondazionesancarlo.it. La conferenza, come tutte le altre del ciclo, sarà inserita nell’archivio conferenze presente sullo stesso sito, dove sarà accessibile gratuitamente. A richiesta si rilasciano attestati di partecipazione.

