
Questo in sintesi quanto emerso nella tavola rotonda “Crescere per competere” organizzata da Confagricoltura Modena all’Istituto Calvi di Finale Emilia e moderata da Ettore Tazzioli direttore di TRC, dove si è fatto il punto su aggregazione ed export dell’agroalimentare italiano.
“Gli accordi commerciali con i paesi terzi non sono positivi o negativi per definizione – afferma Vincenzo Lenucci, direttore dell’area economica e centro studi Confagricoltura – ma vanno valutati caso per caso, provvedendo ad una valutazione preventiva accurata che permetta di ponderare vantaggi e svantaggi, per garantire reciprocità delle regole produttive e prevedere clausole di salvaguardia adeguate attivabili in caso di squilibri di mercato”.
In particolare nel comparto pera, dove il 50% della produzione italiana è concentrato nelle province di Modena e Ferrara e che arriva al 70% se si aggiungono Bologna e Ravenna, l’aggregazione di prodotto diventa fondamentale per ridurre lo squilibrio di potere contrattuale tra produzione e mercato.
“L’Italia è campione del mondo e campione europeo per la produzione di pere, ma la pericoltura italiana continua a soffrire a causa di una concorrenza fortissima dei competitor esteri ma anche per mancanza di accordi tra operatori italiani, sottolinea Luca Granata, direttore generale del Consorzio Opera, – con conseguente calo progressivo delle superfici coltivate che ormai ha raggiunto i 20.000 ettari”.
Ma gli agricoltori non sempre sono aperti al nuovo e nella formazione delle nuove leve la scuola gioca un ruolo fondamentale nel dare gli strumenti per affrontare le tante sfide del mondo del lavoro. “Per anni la scuola è stata autoreferenziale, ora occorre guardare avanti perché gli imprenditori di domani hanno bisogno di nuove competenze. – afferma Maura Zini, Dirigente dell’IIS I.Calvi di Finale Emilia – Questa è la vision della nostra scuola: vogliamo lasciare un mondo migliore di come lo abbiamo trovato.”
Ivano Vacondio, presidente di Federalimentare ma anche presidente di una importante realtà modenese come Molini Industriali, segnala che a marzo la produzione agroalimentare è aumentata del 2,4% rispetto allo stesso mese del 2018, mentre per lo stesso periodo quella industriale è in calo dell’1,4%. “Gli industriali hanno bisogno degli agricoltori – sostiene con forza Vacondio – che devono produrre di più e meglio per costruire valore e ricchezza per il paese”. Secondo il presidente di Federalimentare la vera minaccia per l’agroalimentare italiano è la revisione del CODEX che ci obbligherebbe alle famigerate “etichette semaforo”, una assurdità per le nostre eccellenze come il parmigiano reggiano, l’olio di oliva e il prosciutto solo per citarne alcune.
Se il mondo industriale e agricolo hanno l’obbligo di produrre ricchezza, il mondo politico ha l’onere di distribuirla. Guglielmo Golinelli, ex studente del Calvi e ora segretario alla commissione agricoltura alla Camera fa il punto sulla difficoltà di ricambio generazionale che connota il mondo agricolo. “La maggioranza dei membri della commissione agricoltura alla camera è composta da imprenditori agricoli e abbiamo tutti gli strumenti necessari – ricordo comunque che il 75% delle norme ci vengono dall’Europa – per portare l’agricoltura al livello che merita, anche se nelle scelte europee l’Italia è spesso penalizzata.
I dati confortanti della produzione agroalimentare italiana sono accolti con favore anche da Giovanna Parmigiani, membro di giunta di Confagricoltura. “E’ ora che la politica italiana si concentri sul nostro settore: è solo con l’aiuto del governo che possiamo diventare competitivi.”

