Home Castellarano Oltre 250 persone per “Castellarano brucia”

Oltre 250 persone per “Castellarano brucia”

Sono state oltre 250 le persone che hanno scelto sabato 20 luglio, nel 75° anniversario del rastrellamento nazista, di partecipare alla camminata storico-narrativa “Castellarano brucia”.

L’evento, curato dagli storici Paola Gemelli e Daniel Degli Esposti, redattori del blog www.allacciatilestorie.it e realizzato dall’Amministrazione comunale in collaborazione con il Centro studi storici castellaranesi e con la partecipazione di ANPI Castellarano, ha visto tutti gli intervenuti partecipare a un percorso costruito intorno agli eventi del 20 luglio 1944.

È l’alba di giovedì 20 luglio 1944. La fascia pedemontana del fiume Secchia è in fermento, poiché i nazisti e i fascisti sono impegnati a contenere l’impatto della Resistenza a nord della zona libera di Montefiorino. Le truppe tedesche rivolgono l’artiglieria verso la rocca di Castellarano e cominciano a sparare. Per la comunità del paese inizia la giornata più drammatica della Seconda guerra mondiale. Ore di paura e fuoco, destinate a rimanere impresse nella memoria collettiva.

Il rastrellamento e l’incendio della rocca di Castellarano sono traumi tuttora presenti nelle memorie familiari di diverse persone. Per comprendere storicamente quelle vicende, è statoutile inquadrarle in una prospettiva più ampia. Per questo motivo si è partitidalla dittatura fascista per arrivare a raccontare come l’Italia sprofondò nella guerra totale del 1940-1945.

Paola Gemelli e Daniel Degli Esposti hanno esplorato, insieme ai presenti, alcuni luoghi significativi per la storia di Castellarano tra la fine della Grande Guerra e la ricostruzione successiva al secondo conflitto mondiale, raccontando alcuni episodi, fondamentali per comprendere le cause o gli effetti di ciò che accadde il 20 luglio 1944.

L’intervento attoriale di Luciana Ravazzini ha dato infine voce alle memorie dei protagonisti e dei testimoni. Questo piccolo “viaggio nel tempo” si è conclusocon una proiezione nel secondo dopoguerra, per capire come fu possibile uscire da un conflitto che aveva devastato i paesi e le comunità, le vite e gli animi.