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Progettare l’interazione uomo-macchina per l’industria 4.0: workshop a Modena il 21 novembre, ospite Donald Norman

«Quando hai qualche problema con gli oggetti non è colpa tua. Non rimproverare te stesso: rimprovera il progettista!». Così scriveva Donald Norman nel best-seller «La caffettiera del masochista», protagonista il design, spesso mal ideato, degli oggetti di uso quotidiano. Ingegnere e psicologo di fama internazionale, Norman è il padre del cosiddetto «User-Centered Design», un modo di pensare alla progettazione centrato sull’utente.

Norman sarà in Italia ospite del workshop «Progettare l’interazione UOMO-MACCHINA per l’industria 4.0» in programma il 21 novembre, a partire dalle ore 10.00, presso il Tecnopolo di Modena. La giornata è organizzata dalla Deep Blue – www.dblue.it – società italiana specializzata in progetti di innovazione sul ruolo umano in campo industriale, dell’aviazione, aerospaziale e marittimo, in collaborazione con l’Università di Modena e Reggio Emilia e lo studio di progettazione BSD design (in allegato locandina dell’evento).

«Il cambiamento di prospettiva promosso da Norman, il porre al centro del processo di progettazione chi utilizza il prodotto e non l’ingegnere o il programmatore, ha conquistato vari ambiti, dalla produzione di prodotti per consumatori, per esempio telefoni o computer, ad ambienti di lavoro più complessi come l’industria – spiega Linda Napoletano, responsabile ricerca e sviluppo della Deep Blue – in quest’ultimo caso si tratta di ripensare la “catena di montaggio”,  la fabbrica e l’intera supply chain: è necessario ridefinire il ruolo e le competenze del lavoratore creando le condizioni migliori per una sua efficace e sicura interazione con la tecnologia».

Siamo entrati nella quarta rivoluzione industriale: l’automazione sta ridefinendo la fisionomia delle industrie, integrando nuove tecnologie e modelli di business innovativi per migliorare la produttività. Quello dell’Industria 4.0 è un mercato che in Italia, dati del Politecnico di Milano, nel 2017 ha raggiunto un valore di circa 2,4 miliardi di euro con una crescita del 30% rispetto all’anno precedente. Nell’industria 4.0 il lavoro umano continuerà ad avere un ruolo fondamentale ma cambierà profondamente la tipologia e quindi le competenze richieste. «Il lavoratore deve governare la tecnologia, non rimanerne schiacciato, ma ciò presuppone una revisione delle sue competenze e dei processi organizzativi interni alle aziende. L’obiettivo è ottimizzare la performance umana in un contesto di innovazione tecnologica per incrementare produttività, efficienza, sicurezza e benessere».

Benessere, sì, perché è sempre più evidente che la ricchezza di un paese non può essere misurata esclusivamente dal suo Pil. Il progresso non è solo crescita economica ma qualità della vita dei cittadini. «La presidenza finlandese del Consiglio dell’EU sta puntando su una serie di iniziative mirate a promuovere il benessere delle persone soprattutto in ambito lavorativo. Si vogliono gettare le fondamenta per una “economia del benessere” in cui il lavoratore è al centro del processo produttivo, l’unico modo per riuscirsi investire in ricerca e formazione».