L’anti-doping del futuro – miniaturizzato, sicuro, veloce – è sempre più vicino. Il gruppo di ricerca del Pharmaco-Toxicological Analysis Laboratory (PTA Lab) presso il Dipartimento di Farmacia e Biotecnologie dell’Università di Bologna ha ottenuto un nuovo finanziamento dalla World Anti-Doping Agency (WADA) per condurre ricerche avanzate nel campo delle analisi anti-doping, attraverso innovativi campioni miniaturizzati.

 

I metodi che vengono usati oggi per le analisi anti-doping non sono infatti privi di problemi, anche per motivi logistici. I classici campionamenti di urina in provetta devono essere trasportati dal luogo del prelievo fino al laboratorio di analisi e questo percorso, a volte lungo, può mettere a rischio la stabilità del materiale da analizzare e può portare a esiti falsamente negativi.

“Limitare i falsi negativi e aumentare l’affidabilità dei protocolli di analisi è l’obiettivo di questo nuovo progetto internazionale realizzato in collaborazione con la World Anti-Doping Agency”, spiega la professoressa Laura Mercolini, che coordina il gruppo di ricerca. “Siamo convinti che le nuove strategie su cui stiamo lavorando possano rappresentare un punto di svolta a livello mondiale per la comunità scientifica che si occupa di anti-doping”.

Nata su impulso del Comitato Olimpico Internazionale, dal 1999 la WADA promuove e coordina le attività di prevenzione e lotta al doping in tutto il mondo, per la tutela degli atleti e l’integrità dello sport. E tra le sue attività finanzia anche progetti di ricerca per progettare strategie e approcci innovativi per rendere i controlli anti-doping del futuro sempre più veloci, sicuri e affidabili.

Il gruppo di ricerca del PTA Lab era già stato premiato con un finanziamento nel 2018 e questa nuova conferma gli permetterà di continuare sullo stesso percorso. Lo scopo è ottenere campioni miniaturizzati che siano prova di contaminazioni, alterazioni e degradazione. “Vogliamo arrivare a un nuovo modo di concepire i campioni biologici, che permetta di restituire risultati sempre più sicuri e a prova di controanalisi, con un occhio di riguardo alla tutela, alla privacy e all’integrità degli atleti”, spiega Michele Protti, co-applicant del progetto e assegnista post-doc del PTA Lab.

Una rivoluzione che promette molti vantaggi rispetto al sistema attuale. “Il campionamento miniaturizzato renderebbe più semplice ottenere campioni affidabili, con notevoli benefici per gli atleti, minori costi e notevoli vantaggi dal punto di vista logistico”, conferma Roberto Mandrioli, docente al Dipartimento di Scienze per la Qualità della Vita dell’Università di Bologna e co-applicant del progetto. “Inoltre, può consentire di offrire controlli anti-doping sicuri a una platea di atleti più ampia, raggiungendo anche aree geograficamente remote”.

Ad affiancare il gruppo di ricerca dell’Università di Bologna nel nuovo progetto ci saranno esperti di fisica della Delft University of Technology (Paesi Bassi) coordinati dal dottor Paolo Sberna, medici dello sport, esperti anti-doping del Nucleo Antisofisticazioni e Sanità (NAS) dei Carabinieri, esperti di intelligence e partner industriali internazionali impegnati nel campo del microsampling e della microfluidica.

“È molto stimolante e incoraggiante il modo in cui stiamo tutti lavorando insieme su questo progetto, ottimizzando tempi e risorse, per sviluppare, testare e convalidare nuovi approcci da aggiungere all’arsenale della lotta al doping nello sport”, conclude Laura Mercolini. “Il gruppo di ricerca del PTA Lab è orgoglioso di poter guidare questo progetto e sfruttare per un obiettivo così ambizioso il suo consolidato know-how e la sua lunga esperienza maturata sul campo”.