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“Lavoro. Vita. Benessere.” a Reggio un progetto di formazione su smart working e conciliazione per guardare oltre l’emergenza

Il Comune di Reggio Emilia si impegna sui temi della conciliazione vita-lavoro e promuove il progetto ‘Lavoro. Vita. Benessere. Work life balance e parità di genere: un’opportunità per tutte e tutti’, di cui è capofila e che vede tra i partner organizzatori Legacoop Emilia Ovest e Cgil Reggio Emilia e la collaborazione dell’associazione “Nondasola”. Finanziato con 26 mila euro dalla Regione Emilia-Romagna, ‘Lavoro. Vita. Benessere.’ si concretizzerà in una serie di incontri di approfondimento sugli strumenti organizzativi e legislativi della conciliazione tra vita e lavoro. Il progetto, ideato a partire dall’estate scorsa a seguito di una manifestazione d’interesse del Comune di Reggio Emilia, si rivolge al corpo dirigente e ai funzionari dei soggetti coinvolti, proponendo seminari, momenti formativi e di affiancamento di gruppo o individuale che si terranno nei prossimi mesi.

“Quando abbiamo immaginato questo progetto non potevamo prevedere l’emergenza che stiamo vivendo in questi giorni, ma eravamo consapevoli di quanto ci fosse da lavorare su questi temi anche in una realtà economicamente avanzata come Reggio Emilia – afferma Lanfranco de Franco, assessore con delega alla Conciliazione dei tempi di vita e di lavoro del Comune di Reggio Emilia – Le nuove tecnologie e forme organizzative, se usate in modo intelligente, permetteranno alle persone una migliore gestione del rapporto tra la propria vita e il tempo dedicato al lavoro, con un beneficio in termini di qualità della vita. Questo vale per entrambi i generi, ma in particolare per le donne, sulle quali ancora oggi grava gran parte del carico lavorativo familiare. In più una conciliazione intelligente permette di ridurre o armonizzare gli spostamenti all’interno delle città, con benefici anche in termini di riduzione del traffico nelle ore di punta e di inquinamento atmosferico. Ora che l’emergenza Covid-19 ci sta mostrando un’applicazione concreta, per quanto parziale, di uno smart working obbligato, possiamo analizzare meglio aspetti positivi e anche eventuali problematiche. Sicuramente, oltre ai temi organizzativi e normativi, ci sarà da approfondire quello delle relazioni umane tra colleghi nel lavorare da remoto. Parlare di questo progetto nel corso dell’emergenza Coronavirus, vuol dire guardare avanti, a quando potremo riprendere la vita ‘normale’, cercando di cogliere gli aspetti positivi di quello che stiamo vivendo in maniera forzata ed evitando di farci cogliere impreparati in future circostanze, speriamo molto remote”.

“Un’iniziativa in cui crediamo – aggiunge Edwin Ferrari, presidente di Legacoop Emilia Ovest – perché va incontro alle persone e alle mutevoli contingenze lavorative, come il periodo emergenziale che stiamo vivendo purtroppo dimostra. La qualità del lavoro e della vita sono interconnessi, e favorire un’armonia tra i due aspetti è auspicabile per il benessere delle comunità e delle imprese. La cooperazione si basa sullo spirito collaborativo e di reciprocità. Tutto ciò che incentiva questo modo di lavorare, come le tecnologie e gli strumenti di rete, sono da integrare e valorizzare”.

“L’obiettivo è quello di cambiare la modalità di approccio lavorativo, di dare uno strumento in più che affianchi con pari dignità gli strumenti più tradizionali – afferma Elena Strozzi della Segreteria di Cgil Reggio Emilia – tenendo anche conto che la flessibilità dell’orario di lavoro, lo smart working e la digitalizzazione possono contribuire a ridurre il gap di genere sul lavoro, sia in termini di retribuzione sia di nuove opportunità occupazionali”.

Il progetto, che prenderà il via nei prossimi mesi  non appena cessata l’emergenza Coronavirus, prevederà, oltre a moduli universali sugli strumenti conciliativi, anche alcuni moduli specifici sui temi della conciliazione vita lavoro delle donne in collaborazione con l’associazione “Nondasola”, volti a far emergere i vantaggi competitivi che possono dare gli strumenti conciliativi femminili in ambito aziendale e a riconoscere le molteplici forme della violenza sulle donne.”