Il dato – consolidato a settembre – parla di una flessione delle imprese dello 0,5% rispetto al 2021 con un tasso superiore alla media nazionale (è allo 0,4%) e tendenza negativa più grave per le ditte individuali (-1,5%), segno che le piccole realtà produttive sono più soggette alle contingenze attuali.

“Le statistiche sono il risultato di un’analisi dell’ufficio studi di Unioncamere Emilia-Romagna e sono la somma dei report territoriali delle singole camere di commercio. Dunque il dato tendenziale ci preoccupa”: spiega in una nota Tullia Bevilacqua, segretario regionale Emilia-Romagna dell’Ugl.

“Questi numeri si sommano ad un’altra evidenza che segna il mercato regionale del lavoro in negativo: la concentrazione di lavoratori a basso salario è estremamente elevata nella fascia tra i 15 e i 24 anni e tra i 25 e i 34, per una platea del 40% dei giovani lavoratori alle prese nella nostra regione con la precarietà. Nella fascia dei lavoratori di età compresa fra 15 ed i 24 anni il lavoro precario è arrivato negli ultimi anni a toccare addirittura il 70% degli occupati: una percentuale decisamente impressionante”: aggiunge Tullia Bevilacqua citando questa volta i numeri dell’ultima ricerca dell’istituto Cattaneo di Bologna in merito al mondo del lavoro giovanile in Emilia-Romagna.

L’ anello debole del mercato del lavoro si profila come quello del terziario, più frammentato e con maggiori situazioni di precariato e sotto-salari e dunque maggiori diseguaglianze.

“La somma dei due fattori: il calo delle imprese attive e l’aumento del lavoro sotto-pagato o a basso salario producono un mix che non può non preoccuparci”: commenta il segretario regionale di Ugl Emilia-Romagna. “L’Emilia-Romagna si conferma una delle regioni più attrattive d’Italia rispetto agli studi universitari. Ma il mercato del lavoro evidenzia un problema oggettivo di precariato. Contratti di breve durata e salari tra i più bassi del nostro Paese, già maglia nera in Europa, sono il motivo per cui molti giovani ingrossano le fila dei cosiddetti ‘Neet’, cioè i ragazzi che non studiano e non lavorano, disillusi sul loro futuro economico e sociale. E non pianificano nemmeno un progetto familiare, una vita di coppia… parliamo della piaga della denatalità”: commenta Tullia Bevilacqua.

“Come sindacato riteniamo, dunque, necessario richiamare l’attenzione di coloro che sono deputati a intervenire sulle politiche salariali e del mercato del lavoro su questo duplice problema: stipendi bassi e oneri fiscali troppo alti sul lavoro”: insiste la segretario dell’Ugl.

“Per invertire la tendenza, al netto delle crisi e delle contingenze nazionali e internazionali, anche a livello locale è necessario: riflettere sul sostegno ed una maggior qualificazione delle politiche attive del lavoro, ragionare sui sistemi di economia sociale, e immaginare nuove e più adeguate misure regionali per arginare le criticità e sostenere produzione e occupazione virtuosa. Il tavolo per discutere di tutto questo c’è: il Patto per il clima ed il lavoro. Ed io stessa in quella sede, ieri, ho richiamato le parti datoriali a prestare maggiore attenzione alla giusta retribuzione ed ai contratti a tempo indeterminato. Soluzioni necessarie per fermare la cosiddetta “fuga dei cervelli”, i nostri migliori laureati e specializzati che sono costretti a trovare fortuna all’estero”: conclude il segretario regionale Emilia-Romagna dell’Ugl, Tullia Bevilacqua.

Articolo precedenteSulla A13 regolarmente aperto il tratto Rovigo – Boara, verso Padova,
Articolo successivoGiornata Nazionale degli Alberi: all’Oasi del Colombarone 295 piantumazioni