La criminologa Giovanna Laura De Fazio è la Garante per il Comune di Modena dei diritti delle persone private della libertà personale. Il Consiglio comunale, infatti, ha scelto il profilo che per cinque anni opererà per i diritti dei detenuti e, più in generale, per chi è privato o limitato nella libertà personale. La delibera, che istituisce questa nuova figura per Modena, è stata illustrata, nella seduta di lunedì 24 luglio, dall’assessora alle Politiche sociali Roberta Pinelli, ed è stata approvata all’unanimità dal Consiglio comunale.

De Fazio, 59 anni, modenese, è stata eletta alla seconda votazione con 22 voti. Le altre candidate al ruolo, selezionate nei giorni scorsi dalla commissione consiliare in base al regolamento, erano l’attivista Alice Miglioli, 39 anni, che ha ottenuto 1 voto, e l’ex funzionaria della Ragioneria generale dello Stato Grazia Prampolini, 70 anni (3 voti). Le candidature erano state quattro, ma il regolamento, che prevede funzioni e modalità dell’incarico, fissa in tre il numero massimo di candidati nella rosa da sottoporre al voto in Consiglio.

Contestualmente alla delibera, è stata approvata all’unanimità anche una mozione presentata dal consigliere Antonio Carpentieri del Partito democratico, e sottoscritta da tutti i gruppi, che invita la Garante a coinvolgere e valorizzare nel proprio lavoro le alte competenze delle altre due candidate al ruolo, e a collaborare con l’Amministrazione, il Consiglio comunale e la rete di associazioni cittadine che si occupa di persone private della libertà personale.

Docente di criminologia e medicina legale all’Università di Modena e Reggio Emilia, con esperienze di ricerca negli Stati Uniti e nel Regno Unito, De Fazio è autrice di numerosi studi sulle carceri e sull’ordinamento penitenziario. In particolare, la sua attività scientifica in ambito penitenziario riguarda i temi della tossicodipendenza, dei fenomeni di suicidio e autolesionismo e il rapporto tra genitorialità e detenzione. Membro attuale del Comitato scientifico della Scuola di Etica, Bioetica e Deontologia medica dell’Ordine dei medici, chirurghi e odontoiatri di Modena, De Fazio ha fatto parte anche dell’Osservatorio nazionale sul fenomeno delle tossicodipendenze, Hiv e sindromi correlate del Ministero della Giustizia.

De Fazio, in quanto Garante comunale, opererà per cinque anni per promuovere e tutelare l’esercizio dei diritti, le opportunità di partecipazione alla vita civile e la fruizione dei servizi da parte delle persone, residenti, domiciliate o dimoranti nel territorio comunale, private della libertà personale o limitate nella libertà personale.

Inoltre, potrà promuovere iniziative di sensibilizzazione pubblica sul tema dei diritti e dell’umanizzazione della pena detentiva, tutelando, mediante l’attività di osservazione, vigilanza e segnalazione, eventuali violazioni dei diritti e lesioni della dignità. Infine, nell’esercizio delle sue funzioni, potrà visitare gli istituti penitenziari, nonché tutti i luoghi di restrizione o limitazione delle libertà personali come Residenze per l’esecuzione delle misure di sicurezza (Rems), camere di sicurezza di Questure, caserme di Carabinieri, Guardia di Finanza e Polizia locale, nonché reparti ospedalieri dove si attuano trattamenti sanitari obbligatori e monitora le condizioni detentive, di trattamento, ambientali.

Richiesto nel 2021 dal Consiglio comunale, con l’approvazione di una specifica mozione, il Garante per il Comune di Modena dei diritti delle persone private della libertà, organo monocratico a cui è riconosciuta piena autonomia, è stato istituito lo scorso febbraio con il voto unanime dell’Assemblea, contestualmente all’approvazione di un regolamento che ne disciplina le funzioni.

IL DIBATTITO

Il dibattito che ha preceduto l’elezione in Consiglio comunale del Garante per il Comune di Modena dei diritti delle persone private della libertà personale è stato aperto, per il Pd, da Vincenza Carriero. La consigliera ha affermato che “l’obiettivo della figura del Garante è quello di creare un collegamento tra il soggetto carcerato e il mondo esterno. Chi sconta la pena, infatti, ha il diritto di poter rientrare nella normale vita quotidiana”. Antonio Carpentieri ha sottolineato che “Modena ha sempre cercato, anche prima dell’introduzione del Garante, di occuparsi dei diritti di queste persone, attraverso le associazioni che costituiscono un ‘ponte’ con la città. Preservando questo patrimonio, e auspicando una collaborazione, la nuova authority potrà essere di grande utilità per i diritti e il benessere di coloro che sono temporaneamente limitati nella libertà”.

Per Camilla Scarpa (Sinistra per Modena) l’elezione del Garante “è il primo passo di un percorso che dovrà prevedere anche lo sviluppo di politiche efficaci, insieme alle associazioni che operano dentro i penitenziari, per ascoltare e tutelare maggiormente le persone private della libertà”. E la nuova figura dovrà anche “promuovere la cultura dei diritti in città, agevolando le relazioni tra il carcere e chi sta fuori”.

“Il primo diritto di un detenuto – ha dichiarato Paola Aime (Europa verde – Verdi) è quello dell’applicazione della Costituzione, quindi le persone private o limitate nella libertà devono essere educate e aiutate a esprimere le proprie capacità positive”. Il Garante, perciò, potrà favorire “i percorsi riabilitativi che devono intraprendere queste persone, ricordando anche il diritto alla salute psicologica e le possibilità di sviluppare una crescita spirituale”.

Per il Movimento 5 stelle, Barbara Moretti ha sottolineato il valore della figura del Garante: “È giusto – ha detto – istituire questa authority perché è importante tutelare le persone private o limitate nella libertà. Il Garante, quindi, deve reclutare le potenzialità non utilizzate per aiutare queste persone e aiutarle a rigenerare la loro vita”. Il Garante, ha aggiunto Giovanni Silingardi, “crea una relazione tra le persone con libertà limitata, da garantire, e la città. La Costituzione afferma che la pena ha funzione rieducativa: il nuovo ruolo, allora, è di grande responsabilità, perché è colui che, in rete con l’associazione già attive in carcere, deve garantire che la funzione rieducativa imposta dalla costituzione abbia compimento concreto”.

Richiamando all’attenzione verso i temi “della limitazione della libertà, che va curata e gestita”, Giovanni Bertoldi (Lega Modena) si è detto “contento che nel Regolamento comunale incentrato sulla figura del Garante si sia ritenuto di lasciare margine operativi ampi per questa figura, affinché possa intervenire ad ampio raggio”. Il capogruppo, infine, riferendosi alle candidate al ruolo, ha parlato di “profili complementari”: “Mi auguro, pertanto, che le abilità e le competenze delle non elette possano restare al servizio della Garante”.

Elisa Rossini (Fratelli d’Italia) ha citato l’esperienza personale di “una visita in carcere che mi ha aperto gli occhi sulle condizioni di vita dei carcerati e sulla situazione di sovraffollamento”, utile per rendersi conto del valore della figura del Garante. La consigliera ha comunque precisato che “chi è in carcere ha commesso un reato: quindi, partendo da questo dato di fatto, occorre verificare se l’entità della pena inflitta è tale da rendere operativa la funzione riabilitativa della pena stessa”.