Ci chiamano Motor Valley non per caso. Ci fosse necessità di confermarlo una volta in più, a dimostrarlo sono i dati di un’elaborazione dell’ufficio studi Lapam Confartigianato sulla filiera dell’auto (che comprende produzione, servizi e commercio e comprensiva della fabbricazione di autoveicoli, fabbricazione di carrozzerie, produzione parti e accessori, fabbricazione di motociclette e del commercio, manutenzione e riparazione di autoveicoli).

Al secondo trimestre 2023, nel territorio di Modena si contano 2.039 imprese e quasi 13mila addetti (precisamente 12.846). Del totale delle imprese, quasi la metà (982 attività) sono artigiane, il 48,2%. Con un indice pari a 384, Modena è la terza provincia italiana per specializzazione delle micro e piccole imprese della fabbricazione di parti ed accessori per autoveicoli e loro motori.
Le vendite oltre confine di beni dell’automotive hanno un’importanza di primo piano per Modena: la provincia è terza in Italia per peso dell’export sul valore aggiunto. Questa elevata esposizione sui mercati esteri desta preoccupazione per il futuro vista la frenata in corso della produzione manifatturiera tedesca, nostro primo paese partner.
Il mercato dell’auto si sta velocemente trasformando: la quota di auto elettriche e ibride oggi è pari al 4,9% in provincia, ma in 4 anni, dal 2018 al 2022, Modena è passata da 978 a 4.892 auto ibride/elettriche ogni 100mila circolanti (19° provincia in Italia). Le criticità nella transizione green dell’autoriparazione si intrecciano con il difficile reperimento di personale qualificato. Dai dati si evidenzia che nel 2022 è difficile da reperire il 72% delle posizioni di Meccanici artigianali, montatori, riparatori e manutentori di macchine fisse e mobili ricercati dalle imprese modenesi.

«L’automotive rappresenta un settore fondamentale per la nostra economia – conclude Gilberto Luppi, presidente Lapam Confartigianato – e lo dimostra l’analisi dell’ufficio studi dell’associazione. La filiera sta andando incontro a una trasformazione epocale, guardando sempre di più a una mobilità green per avere un impatto sempre più sostenibile sul pianeta: come tutte le transizioni, questo porta con sé alcune difficoltà. Dobbiamo saperci adattare alle necessità del futuro che sono sicuramente differenti da quelle attuali: per farlo abbiamo bisogno di sostegno da parte delle istituzioni e anche di incentivi per la formazione professionale degli operai del futuro, che avranno sempre più a che fare con macchine elettriche e sempre meno con il motore a scoppio».

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