Dal 19 settembre i siti naturali Patrimonio dell’Umanità presenti in Italia sono sei, sono entrati infatti di diritto, dopo l’approvazione del Comitato per il Patrimonio Universale avvenuta a Riyad in Arabia Saudita, i gessi e le grotte dell’Appennino emiliano-romagnolo. Presente nella delegazione italiana il prof. Stefano Lugli di Unimore che ha proposto per la candidatura il “Carsismo nelle Evaporiti dell’Appennino settentrionale”. Il sito è costituito da i Gessi triassici dell’Alta Valle Secchia, i Gessi della Bassa Collina Reggiana, i Gessi di Zola Predosa, i Gessi Bolognesi, la Vena del Gesso Romagnola, le Evaporiti di San Leo e i Gessi di Onferno.

La parte geologica della candidatura è stata curata dallo stesso prof. Stefano Lugli, docente di Scienze Geologiche del Dipartimento di Scienze Chimiche e Geologiche Unimore, che ha spiegato la particolarità della catena appenninica fatta di siti unici al mondo con grotte, sorgenti saline e fenomeni carsici gessosi. Un patrimonio di natura geologica nel quale si può tracciare la straordinaria evoluzione della Terra.

“Dopo sette anni di lavoro -afferma il prof. Stefano Lugli di Unimore – è stato veramente emozionante vedere 18 paesi del comitato Unesco su 20 sancire il valore universale dei gessi e delle grotte dell’Emilia Romagna. Abbiamo ricevuto i voti e i complimenti di Etiopia, Arabia Saudita, Argentina, Belgio, Bulgaria, Giappone, Oman, Mali, Messico, Egitto, Nigeria, Qatar, Ruanda, Sud Africa, India, Grecia, Tailandia e Zambia”.

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