Lo scorso 3 ottobre, su delega di questa Procura della Repubblica, la Guardia di Finanza di Modena ha dato esecuzione ad una ordinanza emessa dal Tribunale collegiale di Modena che ha previsto l’aggravamento della misura cautelare – da arresti domiciliari a custodia cautelare in carcere – cui è sottoposto un noto imprenditore mirandolese, operante nel settore della somministrazione di manodopera, imputato dei delitti di indebite compensazioni di crediti inesistenti, dichiarazione fraudolenta, omesso versamento I.V.A. e sottrazione fraudolenta al pagamento di imposta di cui al D. Lgs. 74/2000, nonché di autoriciclaggio e falso in bilancio.

Detto aggravamento è stato disposto a seguito della valutazione delle prove acquisite nell’ambito di un’articolata attività investigativa coordinata da questa Procura e condotta dai militari del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria di Modena, riferite al fatto che l’imprenditore, nonostante fosse dal mese di agosto 2022 sottoposto a misura cautelare personale, continuava, mediante l’indicazione nei bilanci di società a lui riconducibili, non realmente operative, di voci contabili per importi miliardari, a generare – sfruttando indebitamente alcune agevolazioni fiscali riconosciute dal Governo nel periodo della pandemia da Covid-19 – milioni di crediti di imposta inesistenti, che sono stati in parte utilizzati.

La reiterazione di condotte che configurano il reato di indebite compensazioni di cui all’art. 10-quater del D. Lgs. 74/2000 e l’accertata violazione del divieto di comunicazione cui l’imprenditore era tenuto durante gli arresti domiciliari, hanno determinato il Tribunale, su richiesta di questa Procura, a disporre l’aggravamento cautelare, attesa la necessità di interrompere le attività delittuose che immettono nel mercato crediti di imposta inesistenti mediante operazioni “tossiche” tali da ledere gravemente l’interesse erariale.

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