Siamo ancora una volta di fronte alla notizia di un femminicidio. Si deve proclamare forte e scrivere questa parola: femminicidio! Perché questo è.

Il femminicidio è l’uccisione di una donna in quanto donna che, nella maggioranza dei casi, avviene per mano del partner o dell’ex partner, all’interno dunque di una relazione affettiva, una relazione intima. Il femminicidio è la rivelazione e la conseguenza di una società patriarcale, in cui la relazione tra uomo e donna non è alla pari, dove la donna spesso viene vissuta come un possesso dell’uomo con cui ha una relazione; e quando la donna fa scelte diverse, l’uomo sente un’inarrestabile e atavico diritto a prevaricare per farla stare al suo posto, a volte con insulti, altre volte con schiaffi e botte, troppo spesso con atti violenti letali.

Come città, lavoriamo ogni giorno sulla promozione di una cultura dei diritti mettendo al centro la parità di genere, la prevenzione delle discriminazioni, l’importanza di mettere i riflettori sui campanelli d’allarme, che ci sono, bisogna imparare a vederli, leggerli, interpretarli. E’ un lavoro che portiamo avanti con l’Associazione Nondasola che dal 1997 gestisce il Centro antiviolenza – Casa delle donne, e da vent’anni conduce laboratori di prevenzione nelle scuole di ogni ordine e grado del territorio. Imparare a leggere i campanelli d’allarme è necessario, urgente, imprescindibile. Serve per capire quando la relazione non è impostata su un equilibrio tra le parti, per rendersi conto quando la gestione dei conflitti, che nelle relazioni accadono, non è costruttiva.

E’ totalmente inutile e fuorviante, a dramma avvenuto, dire che era un bravo ragazzo, che non avrebbe fatto male ad una mosca, che era troppo innamorato o che non stava bene! Purtroppo non stiamo parlando di un mostro o di una persona con disturbi, come spesso si vorrebbe credere per le solite facili soluzioni; stiamo parlando dei nostri figli, cresciuti da noi, ma cresciuti dentro a una società con una diffusa sub-cultura patriarcale, impregnata di una ‘cultura dello stupro’, che in realtà respiriamo tutte e tutti e che non fa alzare la percezione dell’allarme quando lui ci chiede di controllare il cellulare, quando non vuole che vada a ballare da sola, quando dice che sono solo sua…

Non cadiamo nella retorica, cerchiamo di fare meno proclami e iniziamo ad agire ora, subito, senza se e senza ma. Servono azioni preventive, incisive, che lavorino alla decostruzione del fenomeno. Sono necessari finanziamenti per sostenere azioni di prevenzione da rivolgere alle giovani generazioni e iniziative di sensibilizzazione rivolte alla cittadinanza da portare avanti insieme all’esperienza maturata dai Centri antiviolenza. Occorre un piano nazionale operativo che metta al centro la formazione rivolta a tutti gli operatori e le operatrici della rete, dal mondo della scuola al mondo della sanità, dai tribunali alle forze dell’ordine. Ci vuole una sostanziale evoluzione culturale e poi giuridica ed un concreto impegno nell’agenda politica del Governo, da parte delle istituzioni in primis, ma anche dei media, di chi tratta e diffonde notizie ed informazioni.

Come cittadine e cittadini chiediamolo forte, marciamo in tantissime e in tantissimi sabato alla Camminata in rosso, che parte alle 11 da piazza Prampolini, perché la lotta per fermare il femminicidio non appartiene solo alle donne, ma a chiunque ha a cuore i temi di libertà e di uguaglianza di tutte e tutti.

 

Annalisa Rabitti, assessora a Cultura e Pari opportunità

Articolo precedenteGiornata contro la violenza alle donne: le iniziative promosse dall’Unione Terre di Castelli
Articolo successivoNella piazza di Reggio Emilia una grande festa-spettacolo di luci e immagini, suoni e acrobazie nell’aria ispirata all’Orlando furioso