«Anche nelle nostra provincia i bar sono attività in cui il lavoro irregolare e lo sfruttamento dei lavoratori sono purtroppo più diffusi di quanto si creda».

Lo afferma il segretario generale della Fisascat Cisl Emilia Centrale (sindacato lavoratori commercio, servizi e turismo) Alessandro Martignetti, commentando i risultati dei recenti controlli negli esercizi pubblici effettuati dai carabinieri del Nucleo ispettorato del lavoro di Modena.

I militari hanno scoperto tre lavoratori in nero a Carpi e uno a Fiorano Modenese. Le relative attività sono state sospese e i datori di lavoro sanzionati per complessivi 70 mila euro.

«I risultati di questi controlli non ci sorprendono, anzi il fenomeno è in continuo aumento non solo negli esercizi pubblici, ma anche nella ristorazione – dichiara Martignetti –

Lo appuriamo dalla quantità di segnalazioni da parte di lavoratrici e lavoratori, soprattutto stranieri, che si rivolgono al nostro ufficio vertenze.

Capita spesso che le persone siano costrette a lavorare senza contratto o con falsi part time, con turni che possono arrivare ben oltre le dieci ore di lavoro al giorno, senza la possibilità di usufruire di alcun diritto.

Sicuramente – prosegue il sindacalista Cisl – non aiuta la flessibilità contrattuale di cui possono disporre i datori di lavoro. Il lavoro temporaneo permette di fatto la diffusione di forme di lavoro che possono facilmente associarsi, anche se parzialmente, al sommerso.

Per questo è necessario potenziare i servizi ispettivi, mettendo in campo verifiche e controlli che, come abbiamo visto, portano a scoprire molte situazioni fuorilegge e a comminare sanzioni.

Anche le associazioni di categoria, però, – aggiunge Martignetti – devono fare di più per il rispetto della legalità, anziché limitarsi a chiedere sostegni per la ripresa di un settore che ha indubbiamente sofferto molto durante la pandemia, ma non per questo può ritenersi esonerato dall’applicazione dei contratti.

Infine bisogna infondere nelle persone, soprattutto i giovani e gli immigrati, la cultura del lavoro regolare e dei diritti. La vicenda del ragazzo magrebino pagato 20 euro per sei ore di lavoro in nero in un ristorante di Modena, emersa nei mesi scorsi, ha dimostrato, sia pure con modi poco ortodossi, – conclude il segretario generale della Fisascat Cisl Emilia Centrale Alessandro Martignetti – che ribellarsi allo sfruttamento è un dovere nei confronti non solo di se stessi, ma anche degli altri».

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