“Rubiera contro le mafie” arriva ad un appuntamento di grande attualità ed interesse, con un incontro sul tema “Lampedusa: legalità ed umanità”. Protagonista dell’incontro – che si terrà al Teatro Herberia alle ore 17 – sarà il procuratore aggiunto di Agrigento, Salvatore Vella. Sue molte delle inchieste partite proprio su quanto, quotidianamente, accade sull’isola al centro del Mediterraneo, ai confini dell’Europa, dove disperazione e morte si uniscono a speranza, tra criminali e commercianti di vite. Insieme a lui, sul palco, un altro straordinario punto di vista: quello di don Mattia Ferrari, cappellano di bordo di Nave Ionio, di  Ong Mediterranea. Ha assicurato la propria partecipazione all’incontro anche il prefetto Maria Rita Cocciufa, che prima di assumere l’incarico a Reggio Emilia era a sua volta titolare della prefettura di Agrigento e dunque competente anche per Lampedusa. Condurrà l’incontro Pierluigi Senatore. Appuntamento al Teatro Herberia di Rubiera, alle ore 17, piazza Gramsci.

La rassegna “Rubiera contro le mafie”, incentrata quest’anno sui temi della libertà e della legalità.Testimoni di giustizia, magistrati, vittime di mafia, donne e uomini impegnati in prima linea nella lotta al crimine organizzato si avvicenderanno nei quattro appuntamenti previsti tra marzo e aprile e rientranti nel progetto “Legalità, etica & giustizia: valori e comportamenti come fondamenti di democrazia” promosso dal Comune di Rubiera in collaborazione con la cooperativa sociale L’Ovile e il finanziamento della Regione Emilia-Romagna.

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Il giudice per le indagini preliminari del tribunale di Agrigento, Giuseppe Miceli, ha rigettato la richiesta di patteggiamento. Il procuratore aggiunto, Salvatore Vella, non ha, del resto, prestato il consenso alla richiesta dei difensori di patteggiare la pena a 2 anni, 11 mesi e 16 giorni di reclusione. E non lo ha fatto perché non ha ritenuto la pena “congrua rispetto alla gravità dei fatti contestati”. S’è tenuta stamani l’udienza preliminare per 5 dei 6 pirati tunisini che erano stati fermati lo scorso 12 agosto. Imputati che si trovano tutti ancora in carcere, fra Agrigento e Gela. Il sesto imputato, il trentunenne Kerkeni Abdelhalim, aveva invece chiesto direttamente, ed era stato ammesso, il rito abbreviato. Le difese dei 5 imputati, stamani, hanno chiesto il giudizio abbreviato. L’udienza è stata rinviata al 20 maggio per l’esame dei tunisini. I  sei – indiziati dell’ipotesi di reato di pirateria ai danni dei migranti – erano stati fermati in quella che fu un’ennesima operazione condotta dai poliziotti della squadra mobile di Agrigento assieme ai militari della guardia di finanza e della guardia costiera. Erano i componenti dell’equipaggio del peschereccio Zohra del compartimento di Monastir che, secondo l’accusa, hanno rubato il motore da un barchino di ferro, con 49 migranti a bordo, nonché il denaro di cui erano in possesso i migranti.

In mare per salvare gli ultimi – Don Mattia Ferrari, vicario parrocchiale di Nonantola in provincia di Modena, a venticinque anni si imbarca sulla Ong Mediterranea per prestare soccorso ai migranti dispersi in mare sulle rotte dalla Libia. Da questa sua esperienza è uscito il libro Pescatori di uomini, scritto insieme al giornalista Nello Scavo. Chi è don Mattia Ferrari? Come mai ha scelto di diventare prete?

Sono un prete dell’Arcidiocesi di Modena-Nonantola e ho 27 anni. Sono vice-parroco di Nonantola, assistente diocesano dell’ACR e faccio parte di Mediterranea saving humans. Ho scelto di diventare prete in risposta alla chiamata del Signore, che ho avvertito da ragazzo. Sono cresciuto in una famiglia e in una parrocchia, Formigine, in cui ho potuto respirare fin da bambino l’amore di Dio, educato dai miei genitori, dai miei preti e dai miei catechisti ed educatori a una fede vera, profonda, vissuta nell’amore. Piano piano ho sentito che Gesù mi chiamava a diventare prete, cioè a donarmi totalmente a Lui per essere segno e strumento di Lui Buon Pastore per gli altri e in particolare per gli ultimi.