29“La grande Ausl di Reggio Emilia sembra che debba andare in bancarotta se non riuscirà a tagliare la ‘pericolosa’ mensa di Montecchio, consegnandola al caro, vecchio, appalto ai privati. Molto male: l’azienda sceglie di colpire, in un colpo solo, il lavoro, il welfare per chi cura la nostra salute e la voce di migliaia di cittadini della Val d’Enza”.

Firmato: Anaao Assomed, Fassid, Cisl Medici, Aaroi-Emac, Fp Cgil, Cisl Fp, Uil Fpl, Nursind, Fials e Fvm. Vale a dire il 100% delle organizzazioni dei lavoratori che fin qui hanno dato battaglia, quelle che rappresentano l’area medica, il personale sanitario e perfino la professione veterinaria. Un fronte che ora converge su un’unica linea, opponendosi alla volontà aziendale di chiudere e smantellare tutto.

Volontà palesata durante quattro ore di confronto, nel corso delle quali il mantra è sempre stato lo stesso: Ausl vuole l’appalto esterno, perché, dice, costa troppo preparare i pasti al Franchini e mantenere la mensa e la cucina per i lavoratori dell’ospedale.

DIECI GIORNI DI ATTIVITÀ
Così, a 72 ore dalla preannunciata chiusura del 2 febbraio, la direzione ha confermato una mini sospensione temporanea dello stop, dieci giorni circa, giusto il tempo di fornire ai sindacati i numeri economici che anche oggi Ausl non ha portato nel dettaglio.

FIRME E INIZIATIVE
La prima reazione sindacale è immediata: la raccolta firme, giunta a 2.466 persone, continua.  Con la stessa forza unitaria i sindacati programmeranno le prossime iniziative. Si punta a sfruttare i pochi giorni di sospensione della chiusura della mensa, l’obiettivo è portare Ausl a riflessioni differenti, con senso di responsabilità. E il target è chiaro: “Auspichiamo che anche la classe politica prenda una posizione chiara, unendosi ai lavoratori e ai cittadini”, indicano i sindacati.

PASTO PERSONALIZZATO: SI PUO’ FARE
I sindacati hanno condiviso l’obiettivo Ausl di offrire pasti personalizzati ai pazienti ma “riteniamo che questo possa essere realizzato direttamente a Montecchio, potenziando il servizio esistente anziché centralizzarlo presso le cucine del Santa Maria Nuova, distanti 25 chilometri e già alle prese con criticità operative”.

Le sigle del fronte sindacale spiegano che “continuiamo a vedere una carambola di posizioni, Ausl in pochi giorni ha smentito sé stessa. Fino a ieri l’azienda sosteneva che mancassero gli spazi. Oggi ha ammesso che la possibilità di realizzare il pasto personalizzato a Montecchio c’è. Costa ma si può fare. A maggior ragione segnaliamo che tanto si parla di soldi e di costi, ma anche oggi non è stato fornito alcun dato”. Del resto,  fu proprio Ausl nel 2022 a dire sulla televisione vaticana che ‘la gestione diretta delle cucine ci permette di avere un controllo complessivo del processo che porta fino al paziente’. Cosa è cambiato da allora, se i manager Ausl sono gli stessi? “Nulla – chiosano i sindacati –, non è cambiato nulla. E’ solo una questione di volontà. Lo diremo forte a tutta la Val d’Enza”.

MENSA E’ WELFARE PER I LAVORATORI
Anche per quel che riguarda il personale del Franchini, Ausl insiste sul tasto dell’appalto esterno. Il fronte sindacale non arretra e ribadisce, con forza, la centralità della mensa e della cucina di Montecchio. La linea è chiara: proseguire con il servizio interno, perché personale, attrezzature e spazi sono adeguati. La scelta è tra qualità e welfare per chi lavora nella sanità o pasti precotti e riscaldati che non potranno mai eguagliare la mensa interna, evitando soluzioni come delivery o buoni pasto, impraticabili a Montecchio.