Una minaccia di morte – “Fucilazione immediata al muro per alto tradimento” -, diverse intimidazioni e svariate diffamazioni. È questo il bilancio social delle ultime 24 ore, che hanno visto una escalation senza precedenti verso il sindaco Giovanni Gargano. La vicenda ha origine a seguito della decisione di esporre la bandiera della Palestina in una struttura istituzionale del Comune, il Teatro Dadà. Dopo alcune settimane, sui social è stata registrata una crescente attività da parte di odiatori seriali che, ieri, hanno invaso di commenti il post a commento della notizia realizzato da Robby Giusti. Proprio lì, centinaia di profili si sono scagliati contro Gargano.
I messaggi raccolti sui social mostrano chiaramente come il dibattito politico sia degenerato in vere e proprie aggressioni verbali e minacce dirette, creando un clima di intimidazione e pericolo reale nei confronti del Primo cittadino. Tra le espressioni più gravi si segnalano minacce di deportazione e punizione fisica, come ad esempio “Lo trapiantiamo a Gaza con lo scoppiettino”, “Mandateli a Gaza a fare i fenomeni…gli passa la voglia”, fino a invocazioni di giustizia estrema come “Fucilazione immediata al muro per alto tradimento” o “Deportatelo in Iran”, riferito a Gargano. Accanto a queste minacce, i commenti violenti e vilipendiosi si moltiplicano, delegittimando l’operato dell’amministrazione comunale con espressioni quali “Questo sindaco fa letteralmente schifo, ma che cavolo di merdaccia è”, “Buffoncello”, “Zecca”, o “Mandatelo fuori dall’Italia”.
«La violenza verbale e l’incitamento all’odio politico costituiscono reati perseguibili penalmente, e provvederò a inviare il materiale alle autorità competenti – dichiara il Sindaco – Ribadendo che la critica politica deve restare nei limiti del confronto civile, senza sfociare in minacce di morte o espulsione forzata, aggiungo una cosa molto semplice: difendere la democrazia significa anche rispettare chi è stato eletto per rappresentarci, anche quando le scelte politiche possano non essere condivise; il sorriso non me lo toglieranno certo queste intimidazioni e minacce.
Peraltro – conclude Gargano – il Tricolore è esposto, sempre. È lì dove è sempre stato: sulla facciata del nostro Comune. Nessuno lo ha messo in discussione, nessuno lo ha tolto e nessuno lo toglierà. Esporre un’altra bandiera in un luogo diverso, in uno spazio culturale come un teatro, significa avere il coraggio di affermare che davanti a una guerra, davanti a civili sotto le bombe, davanti a oltre ventimila bambini uccisi in ventitré mesi di conflitto, mille ogni trenta giorni, un’istituzione e una comunità non si voltano dall’altra parte. E noi, a Castelfranco Emilia, scegliamo ogni giorno di non voltarci dall’altra parte».
Il commento del presidente della Provincia, Braglia
«Voi lo minacciate? E lui vi risponde con il sorriso. Quella è la differenza tra chi non vale niente e si comporta vigliaccamente e chi invece ha il coraggio di affrontare le sfide della vita con coraggio stando sempre prima di tutto dalla parte dei più deboli e fragili».
Con queste parole il presidente della Provincia di Modena Fabio Braglia commenta le minacce ricevute dal sindaco di Castelfranco Emilia Giovanni Gargano, dopo aver esposto la bandiera palestinese in una struttura istituzionale del Comune, il Teatro Dadà. Le minacce e le intimidazioni sono state scritte a commento del post della notizia realizzato da un influencer locale, con centinaia di frasi diffamatorie.
Per il presidente della Provincia di Modena Fabio Braglia «la libertà di espressione non può mai sfociare in minaccia e violenza e non può essere tollerata una deriva di questo tipo, che oltre ad incattivire il dibattito pubblico, rischia di generare conseguenze ancora peggiori. Conosco il sindaco Gargano, che è anche consigliere provinciale, e so quanto sia impegnato per la sua comunità sulle tematiche legate alla giustizia, alla legalità ed alla sicurezza. Non è tollerabile che una legittima diversità d’opinione si trasformi in minaccia di morte e spero che chi ha scritto queste cose venga identificato e paghi per questa violenza inaccettabile ed estremamente pericolosa. A Lui va tutta la mia personale vicinanza e tutto il mio sostegno. Tollerare questi gesti – conclude Braglia – significa normalizzare la violenza, riconducendola ad una pretestuosa libertà di esprimersi e non possiamo consentire che in una comunità democratica si siano derive di questo tipo».
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“Piena solidarietà al sindaco di Castelfranco Emilia Giovanni Gargano, bersaglio di minacce, diffamazioni e ingiurie per la decisione di affiggere una bandiera della Palestina sulla facciata di un luogo culturale come il Teatro Dadà di Castelfranco Emilia. Si tratta di attacchi intollerabili, i cui autori ci auguriamo siano chiamati a rendere conto nelle sedi opportune”: così il segretario della Federazione provinciale del Partito Democratico modenese Massimo Paradisi, il coordinatore di zona Marcello Mandrioli, il segretario Pd di Castelfranco Emilia Alessandro Salvioli e la capogruppo del Pd in Consiglio comunale Susanna Bianconi, a seguito delle minacce e delle ingiurie indirizzate al Primo cittadino e scritte nei commenti al post di un influencer modenese che aveva citato la notizia collegandola al sindaco.
“Gargano è un uomo delle istituzioni, che ha sempre saputo coniugare la serietà e l’onore del suo servizio come amministratore al sorriso di un uomo che sa rappresentare anche il volto umano di un Comune vicino ai propri cittadini. Se dunque toni di questo tipo sono sempre – lo ripetiamo: sempre – inaccettabili, da qualsiasi punto di vista, tanto più intollerabili diventano se rivolti a una persona che ha sempre fatto di correttezza, dialogo, pacatezza e gentilezza le proprie caratteristiche distintive. La scelta di esporre la bandiera della Palestina in un luogo deputato alla cultura sottende un messaggio di grande umanità: davanti a migliaia di civili uccisi, tra cui tantissimi bambini, una comunità non si gira dall’altra parte.
Tuttavia non basta condannare gli autori dei commenti irripetibili: il dato politico, e civile, che ci preme sottolineare è che esiste una responsabilità indiretta, per così dire di secondo grado, ma non meno reale, ovvero quella dei mestatori, di chi soffia sul fuoco, di chi lancia messaggi costruiti ad arte per alimentare rabbia e violenza, suscitare commenti esasperati, offensivi, finanche minacciosi. Che lo faccia consapevolmente o meno, che poi condanni le esternazioni più estreme – e ci mancherebbe altro -, occorre riflettere sul ruolo dei cosiddetti ‘influencer’ che, apprendisti stregoni, gettano in pasto alla folla dei social media opinioni modellate a bella posta per suscitare le emozioni più estreme, e le conseguenti visualizzazioni.
Troppo comodo gettare continuamente sassi per poi nascondere la mano: la misura è colma, e chiediamo a tutti la responsabilità e la maturità di comprendere che con l’opinione pubblica non si scherza, non si gioca, non si fanno esperimenti per indirizzarne i mutevoli umori, perché poi il rischio è quello di finire con le minacce e la violenza verbale – che è una forma di violenza – nei confronti del bersaglio di volta in volta additato.
Il Partito Democratico e la comunità civile modenese non ci stanno: basta con questo intollerabile gioco al massacro che avvelena le nostre comunità”.
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“Siamo al fianco di Giovanni Gargano, vittima di insulti, diffamazioni e parole violente dopo essere stato additato da un influencer modenese come responsabile dell’esposizione della bandiera palestinese da una finestra del Teatro Dadà di Castelfranco Emilia.
Condanniamo con fermezza sia gli insulti e le minacce, sia la modalità comunicativa di chi, giocando col fuoco, costruisce messaggi congeniati per alzare inevitabilmente i toni e soffiare sul fuoco di una sin troppo facile indignazione e rabbia le quali, una volta alimentate, possono condurre anche a esiti indegni come questo”: dura la condanna dei parlamentari modenesi del Partito Democratico Stefano Vaccari, Enza Rando e Maria Cecilia Guerra, a seguito della vicenda che ha visto bersaglio il primo cittadino di Castelfranco Emilia.
“La critica, anche assai accesa, non è soltanto legittima, ma rappresenta il lievito di una democrazia, che prospera proprio nel libero confronto di opinioni, prospettive, visioni del mondo anche radicalmente differenti; quando però il confronto si trasforma in sfogatoio, insulti, calunnie e addirittura minacce, significa che si è superata una linea che non si dovrebbe mai valicare.
Per queto chiediamo a tutti di ritrovare il senso di responsabilità e la consapevolezza che occorre quando si ha a che fare con una platea vasta di cittadini o utenti: non basta dissociarsi, sebbene sia doveroso, ma occorre anche non fomentare in maniera strumentale l’emotività dei cittadini. Chi ha trasceso risponderà nelle sedi opportune, ma al di là delle responsabilità davanti alla giustizia, ce ne sono altre, che non si accertano nei tribunali, ma delle quali occorre comunque tener conto.
Confidiamo che tutti coloro che hanno l’onere e l’onore di avere un seguito pubblico di qualche tipo, avvertano il senso di responsabilità che da questo deriva, e cessino di formulare messaggi incendiari”.

