“Un messaggio che ha un inizio e un fine. Farti sapere che donando il corpo alla scienza compi un gesto di straordinaria generosità che lascia un segno indelebile sul futuro”.
È incentrata su questo messaggio “Da parte mia”, la campagna nazionale di informazione e sensibilizzazione sulla donazione del corpo e dei tessuti post mortem a fini di studio, formazione e ricerca scientifica, che è stata presentata alla Commissione Salute della Conferenza delle Regioni. Un progetto promosso dalla Regione Emilia-Romagna, individuata come capofila dal ministero della Salute su indicazione della stessa Conferenza delle Regioni, coordinato dall’Agenzia di informazione e comunicazione della Giunta e realizzato in collaborazione con l’Università di Bologna – Dipartimento di Scienze biomediche e neuromotorie, Centro di riferimento nazionale per la conservazione e l’utilizzazione dei corpi dei defunti.
La campagna prenderà il via in tutta Italia in modalità omnicanale a partire dal 3 maggio, con spot sulle tv nazionali, le radio nazionali e locali, affissionistica cartacea e digitale nelle principali città d’Italia, inserzioni sulle principali testate web, agenzie di stampa e una campagna social.
Centrale lo spot video, affiancato da manifesti, locandine, opuscoli informativi e dal sito ufficiale www.dapartemia.it, pensato come punto di riferimento per chi desidera informarsi e compiere una scelta consapevole. Il portale offre un’esperienza chiara e accessibile: video-infografiche esplicative, approfondimenti sul percorso, oltre al kit per scaricare i materiali utili alla diffusione della cultura della donazione.
L’ambizioso obiettivo si rivela già nel claim: trasformare la percezione stessa del concetto di “fine” restituendole un doppio significato. La donazione del corpo non come conclusione, ma come atto generativo, capace di produrre conoscenza, progresso e nuove possibilità di cura. Un gesto che permette alla ricerca di avanzare, alla formazione dei futuri medici di crescere e alla medicina di migliorare, contribuendo in modo concreto al bene collettivo.
“Siamo fieri di essere promotori e capofila di una campagna di respiro nazionale per accendere i fari su questo tema, per una donazione informata, consapevole e rispettosa dei desideri del donatore- affermano il presidente della Regione, Michele de Pascale, e l’assessore alle Politiche per la salute, Massimo Fabi-. La donazione del proprio corpo alla scienza è un gesto di grande generosità e nobiltà, che nasce da una profonda motivazione interiore e dal riconoscimento dell’alto significato che questa scelta riveste per la ricerca scientifica, per la medicina, e quindi per l’intera comunità. Nell’assoluto rispetto, doveroso ricordarlo, dell’etica della donazione, e quindi della dignità delle persone. Questo gesto contribuisce a migliorare la qualità e la sicurezza delle cure rafforzando l’efficacia del sistema sanitario. Un tema di grande impatto in cui la dimensione etica, scientifica e umana si intrecciano”.
“Donare il corpo alla scienza- aggiunge Giovanni Molari, rettore dell’Alma Mater Studiorum- Università di Bologna- è una scelta di altissima dignità civile e apporta un contributo fondamentale al progresso della medicina. La promozione della conoscenza e della consapevolezza su questo tema è particolarmente sentita dall’Università di Bologna che, attraverso il percorso ultradecennale svolto dal Centro di Anatomia, Centro di Riferimento per la donazione del corpo alla scienza, svolge un ruolo preminente anche nella comunicazione del significato che tale gesto riveste per la salute pubblica attraverso la formazione medica e la ricerca scientifica. Anche in virtù di tali competenze- aggiunge il rettore Molari- la Regione Emilia-Romagna ha potuto avviare, con il sostegno del ministero della Salute, una campagna nazionale di comunicazione sul significato della donazione del corpo alla scienza realizzata in collaborazione con il Centro di Anatomia dell’Università di Bologna, campagna che segna un passo importante per la diffusione di una informazione corretta e la creazione di una consapevolezza sociale che rafforzi i valori di responsabilità e solidarietà che devono essere alla base della ricerca scientifica”.
La possibilità di donare il proprio corpo e i propri tessuti alla ricerca scientifica e alla formazione medica è regolata dalla legge 10 febbraio 2020, n. 10, “Norme in materia di disposizione del proprio corpo e dei tessuti post mortem a fini di studio, di formazione e di ricerca scientifica”. La normativa ha colmato un vuoto legislativo, stabilendo che la donazione è possibile solo se la persona ha espresso in vita il proprio consenso secondo le modalità previste, garantendo il rispetto della volontà individuale e definendo regole chiare per l’utilizzo del corpo a fini scientifici.
Come diventare donatori
Per diventare donatori è necessario compilare l’apposito modulo disponibile sul sito della campagna www.dapartemia.it e indicare un fiduciario: una persona di fiducia incaricata di far rispettare le volontà espresse dopo la morte. In assenza di questa figura non è possibile procedere con la donazione, poiché spetta proprio al fiduciario, una volta accertato il decesso, comunicare ai medici la volontà del donatore.
La presenza di strumenti informativi chiari e la possibilità di scaricare direttamente il modulo di adesione dal sito ufficiale rendono questa piattaforma un vero punto di riferimento, accessibile e concreto, nelle mani di cittadini, medici e istituzioni. Uno strumento attivo attraverso cui anche i professionisti sanitari possono promuovere e diffondere una cultura della donazione ancora poco radicata, favorendo una maggiore consapevolezza e partecipazione condivisa.
Della campagna era stata fornita un’anteprima a maggio dello scorso anno a Bologna, durante un convegno nell’Aula absidale di Santa Lucia, che aveva coinvolto istituzioni, studenti, medici, docenti e testimoni, per promuovere una scelta etica fondamentale per la ricerca e la salute pubblica. In quell’occasione, il cardinale di Bologna e presidente della Conferenza Episcopale Italiana, Matteo Zuppi, aveva sintetizzato il senso profondo di questo gesto con parole semplici e incisive: “La morte toglie e l’amore dona”.
Da quel confine ultimo può cominciare qualcosa che riguarda tutti: conoscenza, cura, futuro.

