
Lunedì 4 maggio (ore 21) torna sul palco del Teatro Duse di Bologna Silvia Gallerano nel feroce e pluripremiato monologo ‘La Merda’ scritto da Cristian Ceresoli. A quattordici anni dalla vittoria del Fringe di Edimburgo nel 2012, dopo centinaia di repliche e di sold out in tutto il mondo, lo spettacolo è ormai un cult del teatro contemporaneo, un manifesto crudo e poetico di denuncia del patriarcato. Il testo “brutale e disturbante”, come lo ha definito The Times, è valso a Ceresoli il Fringe First Award for Writing Excellence per la scrittura ed è stato tradotto in più di dieci lingue.
Un successo indissolubilmente legato alla straordinaria interpretazione di Gallerano che, nuda in scena, dà corpo e voce ad uno flusso di coscienza in cui si scatena la bulimica e rivoltante confidenza pubblica di una giovane donna brutta, che tenta con ostinazione, resistenza e coraggio di aprirsi un varco nella società. La spinta propulsiva è, dunque, un disperato tentativo di emergere dal pantano prodotto da quel genocidio culturale di cui scrisse Pier Paolo Pasolini all’affacciarsi della società dei consumi. Quel totalitarismo, secondo Pasolini, ancor più duro di quello fascista poiché capace di annientarci con dolcezza.
Gallerano sarà in scena al Duse anche il 21 maggio (ore 21) con l’evento intitolato ‘Svelarsi’, riservato ad un pubblico di sole donne (cis, trans, non binary). L’artista guiderà la serata, pensata come un momento di condivisione e riflessione sul femminismo, sulle dinamiche di umiliazione e rivalsa, sul senso di colpa e sull’autodeterminazione. A metà strada tra un sabba e un’assemblea, ‘Svelarsi’, nasce da un lavoro di scrittura condiviso con le altre attrici presenti in scena: Giulia Aleandri, Elvira Berarducci, Smeralda Capizzi, Benedetta Cassio, Livia De Luca, Chantal Gori e Giulia Pietrozzini. Una scrittura che non è solo di parole, ma è soprattutto scrittura di corpi. ‘Svelarsi’ è, dunque, un percorso di ricerca rispetto al quale lo sguardo maschile rimane fuori dalla sala. “Non è un desiderio di esclusione degli uomini – spiega Gallerano – ma di un tipo di sguardo predatore, giudicante, sminuente, frutto della nostra società fondata sulla supremazia maschile, secondo la quale chi non è maschio è meno: meno autorevole, meno importante, meno interessante”. “E come fare a levarselo di dosso? Noi abbiamo immaginato questo esperimento – conclude l’attrice – creare un tempo e uno spazio in cui i corpi femminili si trovano in una condizione anomala, non quotidiana. Per farlo ci concentriamo sui nostri corpi e sulle storie che si portano dentro”.
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