
Cosa ben diversa dai dettami della legge 194, richiamati dall’Aifa, e dallo stesso Assessore regionale Bissoni che dell’AIFA è anche membro del CDA, secondo i quali il ricovero deve seguire tutte le fasi dell’aborto e quindi, nel caso della Ru486, dalla somministrazione del farmaco alla certezza dell’avvenuta interruzione della gravidanza. Delle due l’una: o l’Assessore Bissoni ha cambiato opinione sulle procedure fino ad ora utilizzate in Emilia Romagna o dica chiaramente se l’Aifa intende applicare il protocollo emiliano che legittima di fatto l’aborto fai da te a tutta l’Italia.
Non si può dimenticare che nel 2006, in virtù della via emiliana all’aborto farmacologico al Policlinico di Modena il 10% delle 55 donne trattate con pillola RU486, hanno subito complicazioni tali da dovere ricorrere ad un nuovo ricovero e all’aborto chirurgico. La prospettiva dell’aborto facile con l’uso della pillola diffusa dalla Regione Emilia Romagna non solo è in contrasto con i principi della legge 194 ma si è rivelata un pericoloso inganno per le donne.
I rischi di complicazioni e di difficoltà fisiche, ed il fatto che queste siano poi vissute dalla donna in piena solitudine e al di fuori del contesto ospedaliero, sono enormi. Noi vogliamo chiarezza sui risultati e sugli effetti della somministrazione della pillola Ru486 a Modena così come in tutti i centri ospedalieri pubblici dell’Emilia Romagna in cui è stata applicata.
Purtroppo, anche nel campo delle interruzioni di gravidanza, la Regione Emilia Romagna si è distinta in negativo, promuovendo una cultura tesa all’idea dell’aborto facile e fai da te. Noi continueremo a batterci nelle sedi istituzionali per promuovere la cultura della vita e per una piena applicazione della legge 194, soprattutto in quelle parti, fino ad ora ampiamente disattese, relative alla tutela e alla promozione della maternità”.

