
Purtroppo, nonostante l’impegno dell’Amministrazione e dell’Autorità per l’Energia, l’applicazione dei provvedimenti è risultata essere fallimentare, contraddicendo nel contempo gli obiettivi del Governo. Fallimento i cui numeri sono sotto gli occhi di tutti
La cessione ha riguardato solo il 20% dei volumi complessivi, a favore di un numero limitato di operatori – tra i quali le imprese industriali grandi consumatori si contano sulle dita di due mani –, con prezzi di assegnazione addirittura superiore di 3 – 4 centesimi alla media dei prezzi europei: la tanto auspicata e predetta redistribuzione a favore dell’intera industria italiana si è rivelata inesistente.
Una situazione imbarazzante per chi è stato chiamato a gestire un asta, la cui procedura è stata resa pubblica solo il 21 agosto (con chiusura il 2 settembre), mentre la stessa Eni ha formalizzato il suo servizio di trasporto solo il 31 agosto. L’impostazione ed il meccanismo di funzionamento della procedura messa in atto ha impedito la partecipazione all’asta a molte industrie rendendo impossibile l’aggregazione delle offerte. Inoltre, l’utilizzo del sistema del ‘marginal price’ ha impedito la realizzazione di qualsiasi significativo beneficio a favore delle industrie ad elevato utilizzo di energia, disdicendo gli obiettivi del provvedimento governativo. Una opportunità nata per meglio affrontare la crisi si è trasformata in una incredibile, ed inaccettabile, opportunità perduta.

