
Nato nel 1951, in precedenza ha pubblicato un saggio storico sulla Resistenza nella Valle del Secchia (Soldati per conto nostro, Vangelista 1989), un racconto per ragazzi (Ruscello Bello si innamora, Einaudi 1995) e un paio di romanzi (Carte della Delizia, Diabasis 2002; Il tempo forse, Aliberti 2004). Le poesie erano comparse finora, e solo in parte, su antologie e riviste.
Ha scritto il poeta Jean Robaey nella postfazione che ripercorre puntualmente biografia, bibliografia e poetica dell’autore: “In principio, nella concezione laica di Francesco (o Franco) Genitoni, c’è la coscienza. La coscienza dolorosa della fine di ogni cosa, fine non mai riscattata da alcun dio. L’ironia che pervade questi testi non lenisce il dolore. Lo lenisce invece un moto di simpatia che si esprime con timidezza e reticenza […] Alcune caratteristiche di questo libro colpiscono subito. Una grande versatilità di tecniche che non altera mai la voce di fondo, una onnivora, profonda e costante ironia e autoironia; la provocazione appare centrale ma delimitata; la maestria, a tratti tenuta in ombra, torna ad imporsi nei momenti più impensati”.
Nella raccolta, sullo sfondo storico dell’ultimo trentennio, scorre la storia personale dell’autore, a “frammenti”, appunto. Da testi in certa misura avanguardistici o virtuosisticamente ‘giocati’ si passa ad altri pianamente narrativi e più emotivi, fino all’elegia. Alla poesia il compito di ricomporre vita e storia in un insieme meno frammentato.

