
Il progetto in questione – si legge nel testo – si differenzia da altri analoghi in quanto non utilizza giacimenti di gas parzialmente esauriti, ma propone per lo stoccaggio una struttura geologica situata a circa 2500/2800 metri di profondità costituita da rocce calcaree permeabili di età giurassica e cretacea. L’area interessata è di oltre 114 chilometri quadrati, e coinvolge diversi comuni (San Felice sul Panaro, Finale Emilia, Camposanto, Medolla, Mirandola in provincia di Modena, e Crevalcore in provincia di Bologna).
Sono “numerose le espressioni di contrarietà manifestate da cittadini, comitati e organizzazioni sociali”, sta scritto nella Risoluzione, che poi ricorda “la posizione assunta dagli enti locali, in particolare la provincia di Modena e dall’Unione dei Comuni dell’Area nord che hanno nominato una seconda commissione di esperti per valutare il nuovo progetto di stoccaggio”. Nel documento, l’Assemblea legislativa dell’Emilia-Romagna “invita il Ministero dell’Ambiente a valutare le alternative rappresentate dai giacimenti di gas naturale esauriti presenti nella pianura emiliano-romagnola, i quali – si legge – sono senza dubbio da considerarsi sicuri anche in caso di gravi calamità naturali e per queste ragioni possono essere utilizzati per lo stoccaggio del metano, scongiurando la realizzazione di nuovi impianti sperimentali e pertanto incapaci di garantire le stesse condizioni di sicurezza”.
Approvando questa Risoluzione, l’Assemblea invita, inoltre, il Presidente e la Giunta regionale ad adottare il “principio di precauzione nell’espressione del parere dovuto” e ad esprimere, in ogni caso, parere negativo se non dovessero essere presenti tutte le garanzie per la piena sicurezza dei cittadini, dell’ambiente e del territorio, operando in pieno accordo e confronto con le amministrazioni locali interessate.

