
Nel documento del CNVSU stilato sulla base del numero di studenti che nell’anno accademico 2007/2008 erano iscritti all’Ateneo ed alla facoltà di appartenenza da almeno due anni, ovvero che si erano iscritti per il secondo anno consecutivo, per l’Università degli studi di Modena e Reggio Emilia emerge che rispetto a 3.218 iscritti al primo anno dei corsi di laurea dell’anno accademico 2006/2007 l’anno successivo gli iscritti al secondo anno erano 2.908. In forza di questi riscontri avrebbero abbandonato gli studi in 310, corrispondenti ad una percentuale del 9,6%.
“L’indicatore – fa presente il CNVSU – può essere considerato una stima del tasso di abbandono tra primo e secondo anno, anche se per calcolare l’effettivo tasso di abbandono occorrerebbe tenere conto dei passaggi di Ateneo e di facoltà degli studenti iscritti”.
Il dato modenese-reggiano è molto inferiore alla media nazionale del 18,5% ed è tra i migliori in assoluto tra le Università statali, molto vicino alla performance delle Università private e telematiche, che avevano una media di abbandoni del 6,5%.
Meglio di Modena e Reggio Emilia in quell’anno avevano fatto solamente Roma Foro Italico (- 7,1%), Venezia IUAV (- 3,0%), Milano Bicocca (4,3%), Bergamo (4,9%), Napoli II (5,6%), Urbino Carlo Bo (6,3%), Ferrara (6,9%), Trieste (7,9%) e L’Aquila (8,35), mentre Pavia (9,6%) ne condivideva lo scalino. Se si escludono le due Università tematiche (Roma Foro Italico che ha solo la facoltà di Scienze Motorie e IUAV di Venezia che ha solo Architettura) tra le cosiddette “generaliste” l’Università di Modena e Reggio Emilia si vede assegnato un più che soddisfacente settimo posto.
In ambito di Regione Emilia Romagna, è l’Università di Ferrara quella che è riuscita a contenere meglio il numero di abbandoni di quell’anno (6,9%), mentre l’Università di Parma ha perso il 16,4% e l’Università di Bologna il 19,8%.
A livello di Ateneo le performance più brillanti sono in assoluto quelle della facoltà di Economia con appena il 5,8% di abbandoni e di Medicina e Chirurgia con il 6,0%. Bene anche Ingegneria (8,2%), Scienze della Formazione (8,7%) e Giurisprudenza (9,3%), che presentano livelli di abbandono inferiori alla media generale di Ateneo.
“Anche in questo caso – precisa il Rettore prof. Aldo Tomasi – per la nostra valutazione qualitativa preferiamo affidarci ad organismi terzi, capaci di fornire indicazioni e raffronti obiettivi e scrupolosi, che mettano riparo ad una certa diffusa tendenza all’autoreferenzialità. Il dato degli abbandoni è un elemento preoccupante, se non penalizzante, del nostro sistema universitario e noi siamo riusciti a contenerlo entro livelli ragionevoli grazie alle forti iniziative di orientamento che sviluppiamo ormai da diversi anni, rivolte alla scuole superiori, e grazie anche ai servizi di sostegno alla didattica ed agli studenti che abbiamo saputo creare. La combinazione di queste azioni porta a questo risultato, che ripaga pienamente degli sforzi compiuti dai docenti e dalla struttura”.

