
«Con ciò – continua l’eurodeputato – non intendo fare appello alla censura, ma alla necessità che i social network vengano disciplinati, affinché si ponga un freno a coloro che, approfittando dell’anonimato che consente la Rete, diffondono messaggi pericolosi per il vivere comune. Esiste infatti una via di mezzo fra anonimato e rivelazione dell’identità: si chiama “anonimato protetto” ed è già in funzione negli Stati Uniti: i provider di servizi dell’informazione in generale (communication provider ma anche motori di ricerca, gestori di siti, ecc.) verificano con attenzione l’identità dei loro utenti (mediante “strong authentication”, es. richiesta di dati carta di credito, o richiesta di scan/fax del documento di identità, ecc. alla prima registrazione – cioè quello per capirci che fanno già PayPal, eBay, o che si fa negli Stati Uniti on line per i minorenni), consentendo loro però di scegliere un nickname che li renda anonimi verso chiunque quando scrivono e interagiscono sulla Rete. Tuttavia, in caso di illecito, essi saranno subito identificabili con certezza dalle forze dell’ordine, pur rimanendo anonimi agli altri fruitori del web».
«Non c’è una normativa europea riferita ai motori di ricerca e content manager, i quali non sono attualmente soggetti a conservare i dati di traffico per 24 mesi, come invece accade per i service provider. Conseguentemente è quasi impossibile per le parti lese poter risalire a chi utilizza impropriamente i blog danneggiando, per esempio, l’altrui reputazione, istigando odio e violenza, circuendo i minori. E’ su questo punto – annuncia Motti – che intendo presentare al Parlamento Europeo una dichiarazione scritta con proposta di risoluzione, convinto che l’anonimato protetto e la conservazione dei dati di traffico garantiscano i diritti di tutti ed allontanino le drastiche ipotesi di oscuramenti e censure dei contenuti».

